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Ai sedicesimi di Europa League Il Napoli sfiderà il Lipsia, la squadra più odiata in Germania

 

Il RB Lipsia è l’avversaria del Napoli sorteggiata dalle urne di Nyon per le gare valide per i sedicesimi di Europa League e per il passaggio al turno successivo: la sfida di andata è in programma il 15 febbraio al San Paolo, il ritorno alla Red Bull Arena di Lipsia si giocherà il 22. I tedeschi, allenati dall’austriaco Hasenhuttl (50 anni, capace nella stagione 2015/2016 di guidare l’Ingolstadt ad un quasi impronosticabile 11esimo posto in Bundesliga ), non sono certo gli avversari più abbordabili per il Napoli, tutt’altro: dopo la scorsa stagione, in cui clamorosamente rischiarono di vincere il titolo, piazzandosi alla fine secondi alle spalle del solo Bayern Monaco di Carlo Ancelotti, si stanno confermando anche quest’anno ottima squadra, riuscendo nonostante gli impegni europei a confermare per adesso il secondo posto, a -7 punti tuttavia dal Bayern, attualmente allenato da Jupp Heynckes. Senza dimenticare che il Lipsia ha anche una rosa molto interessante, in cui la stella è il bomber Timo Werner, il 21enne attaccante che ha già all’attivo 12 gol stagionali ed è considerato uno dei talenti migliori in Germania; da non sottovalutare anche l’altro attaccante, il francese Augustin, mentre a centrocampo spiccano come talenti Kampl e il gioiello Keita, il cui cartellino è già di proprietà del Liverpool; senza dimenticare i vari Sabitzer, Poulsen, Bruma, Compper (ex Fiorentina), Fosberg. Il 4-4-2 del Lipsia di Hasenhuttl potrebbe quindi mettere in difficoltà i ragazzi di Sarri: gli esterni di centrocampo tendono ad alzarsi molto, tanto che la formazione-tipo può dirsi il 4-2-2-2, e l’alto grado di compattezza orizzontale che il Lipsia riesce a mantenere rende la copertura degli spazi ancora più efficiente, impedendo agli avversari di giocare agilmente attraverso il centro. Nonostante l’anno scorso uno dei punti di forza del Lipsia fosse stata la fase difensiva e la presenza dell’esperto Orban e del gioiello Upamecano, la formazione tedesca in questa stagione finora ha già subito ben 32 reti tra campionato e Champions League: una squadra che segna e subisce. Formazione tipo (4-4-2): Gulacsi; Klostermann, Orban, Upamecano, Halstenberg; Sabitzer, Kampl, Keita, Forsberg; Poulsen, Werner.
Chi avrebbe mai pensato che il Lipsia fosse la squadra più odiata di tutta la Germania? Eppure la sua storia è cominciata appena 8 anni fa, cioè dal 2009, quando il Markranstädt, società di quinta divisione tedesca, viene acquisita dalla multinazionale austriaca Red Bull, che come prima cosa le cambia il nome e la trasforma nell’RB Lipsia, dove “RB” è un evidente richiamo all’energy drink. Una scelta di marketing errata, dato che in Germania non sono ammesse franchigie nella denominazione sociale (con l’eccezione del Bayer Leverkusen per motivi storici). Tramite una forzatura, accettata dalla Federazione ma osteggiata dai tifosi avversari, la società ha venduto la sigla “RB” come “RasenBallsport”, un’espressione che significa “sport della palla che rotola su prato. Il Lipsia è una squadra giovane, la più giovane della Bundesliga per la precisione e la sua rosa ha aumentato notevolmente il valore dall’inizio del campionato, pur restando di 5 volte inferiore a quello della capolista: fattori importanti e rari che dovrebbero assicurare a questa Cenerentola la stima di tutte le altre tifoserie come già è avvenuto per il Leicester, ma così non è stato. In Germania, infatti, il RB Lipsia è la squadra più odiata di tutte, e soprattutto da tutti in quanto rappresenta la vittoria di un calcio sporcato dai soldi: il Lipsia, per i tifosi tedeschi, è la squadra di plastica”. Per capire il motivo di questo odio serve fare un passo indietro: fin dal 1998 la Bundesliga segue la regola del “50%+1” che prevede che per poter partecipare al campionato un club debba essere governato per il 50%+1 da un consiglio di membri eletti direttamente dai tifosi. ( fanno eccezione solo il Bayer Leverkusen e il Wolfsburg che sono stati supportati da una stessa azienda in modo continuativo per più di 20 anni) Questo metodo allontana gli investitori esteri dall’acquisto dei club tedeschi con ovvie conseguenze sul fatturato ma in Germania vige una regola ferrea: i tifosi comandano. Chiunque possieda la Membership ha diritto di voto e questo spiega perché la Bundesliga detenga il primato come media di spettatori presenti alle partite. La Red Bull GmbH, multinazionale austriaca proprietaria del Lipsia, per aggirare questo ostacolo, ha formalmente rispettato la regola del 50%+1, ma mentre, per intenderci, la Membership del Bayern Monaco costa 60 euro, quella del Lipsia ne costa 800
Non è l’unica squadra ad essere di proprietà di una multinazionale ma a differenza di altre quali il Wolfsburg, l’azienda non ha un legame territoriale con la città, essendo la sede legale della Red Bull a Salisburgo. “Tradition kann man nicht kaufen”, la tradizione non può essere comprata, questa la ragione di tanto odio da parte di tutti i tedeschi verso questa società.

Ultima curiosità: Timo Werner, attaccante della compagine tedesca, nella partita Besiktas Lipsia di quest’anno è stato costretto a chiedere il cambio a causa del troppo rumore che gli impediva di continuare a giocare: chissà se al San Paolo verrà con le dovute precauzioni.

Massimiliano Pucino

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