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Il Napoli è cambiato, prima i tre punti poi il bel gioco

“La partita l’ha fatta il Bologna mettendo a nudo qualche limite del Napoli di cui altri potranno approfittare in seguito”. Così scrive l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport che dà ragione anche a Giuseppe Bergomi quando a Sky Sport parla di un Napoli “in calo”.
Quello visto al Dall’Ara non è il Napoli “da circo” di cui parlava Allegri, bello da morire ma non sufficientemente cinico da vincere un trofeo. Oggi, il Napoli impiega più tempo per scardinare le difese blindate di squadre che giocano la “partita dell’anno”, insacca tre palloni, “ma è in calo”. Bene così: i riflettori si spostino pure sulle big che portano a casa i tre punti anche con vittorie immeritate o noiose. Secondo la Rosea, la partita l’ha fatta il Bologna, eppure il 63 per cento di possesso palla è del Napoli e non del Bologna e 17 sono le conclusioni del Napoli e 7 del Bologna. C’è da ammirare il coraggio con cui i rossoblù sono entrati in campo pur sapendo che non avrebbero potuto reggere i 90 minuti a quel ritmo: un po’ quel che ha pagato il Napoli contro il Real Madrid quando ha costretto gli spagnoli alla peggior prestazione in Champions. Un figurone del Napoli che mise a nudo qualche limite del Real: peccato che poi nessuno ha approfittato. Il Napoli non è ovviamente il Real Madrid, ma oggi Sarri suggerirebbe un altro approccio alla gara e sicuramente non si piegherebbe dopo lo svantaggio magari pur perdendo ancora, chissà. Chi ha potuto assistere a Juventus – Chievo, sabato pomeriggio, avrà sbadigliato non poco almeno fino all’ingresso di Dybala: un grigiore diffuso gestendo noiosamente un golletto di genuflessione, poi un campione come Dybala che, secondo Raiola intervistato a Rai Sport, è destinato a squadre con un progetto, ha legittimato la vittoria. E’ in calo la Juve? Nessuno osa pensarlo perché alla fine si fanno i conti e la Juve, lo scorso anno tagliò il traguardo con l’ausilio dell’ossigeno.

A Bologna è sceso in campo un Napoli diverso da quello dello scorso anno; ha insistito come una mosca quando decide che il tuo braccio gli piace fino alla resa dell’avversario. Nessuno, tranne Allan e Reina era al top, ma Insigne ha rispolverato la poesia a memoria e Callejon ha ricordato la battuta di risposta, poi l’orchestra ha chiamato gli olè dei settemila al Dall’Ara.

Chi non cambia mai perché chiuso dalla gabbia dell’idiozia è sempre quell’aspirante Homo sapiens che si appella al Vesuvio: e se uno, il primo che avvia il coro, è un idiota (stessa cosa se occorre l’apostrofo), tutti gli altri sono seguaci dell’idiota uno, quindi sono molto più gravi, pecore a comando dell’idiota. Un modo, per certuni, d’essere contenti.
Ma ora è tempo di concentrarsi sulla gara a Karkiv: la Juve poteva dormire, la Roma ha riposato, il Napoli viceversa doveva dimostrare. Ma il Napoli gioca per se stesso e per il pubblico che lo ama.

Diana Miraglia

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Diana Miraglia
Diana Miraglia
Giornalista

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