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Lo spirito del rugby nel racconto di Emanuele, 11 anni

L'Under 12 dell'Amatori Napoli Rugby

“Segni dei tempi”, giornale di attualità sociale, culturale e religiosa, ha pubblicato la testimonianza di un ragazzo, Emanuele, che ha imparato ad amare lo sport, quello vero, attraverso il rugby che “è una condizione dello spirito”.

«Il rugby è una condizione dello spirito. I rugbisti si riconoscono, si aiutano, si rispettano, non importa a quale livello abbiano giocato. Sembra retorica, non lo è». Così Nicola Giuliano, produttore cinematografico e tra i promotori degli Amatori Napoli Rugby, il club che ha varie squadre secondo le fasce di età. Un’esperienza stimolante per tanti ragazzi napoletani.

Ecco la testimonianza del giovanissimo Emanuele, 12 anni ad agosto:

Perché il rugby? Beh, ho provato altri sport sin da piccolo: la piscina, il calcio. Ma c’era qualcosa che non mi convinceva, non so neanche io cosa. E’ stato papà che mi ha parlato del rugby. Ho voluto prima controllare su Youtube, poi giocando ho capito una parola: fratellanza. Ci dicevano di non giocare contro ma di giocare con l’avversario. E poi il terzo tempo, alla fine di ogni torneo: mangiamo insieme, è come un grande picnic, ci conosciamo, diventiamo amici.
L’arbitro è la persona più potente nel nostro sport: ci caccia dal campo se pretendiamo una decisione diversa. E sei sospeso pure se litighi con un compagno, non puoi neanche allenarti.
Ho cominciato a giocare quattro anni fa con gli Amatori. Ci vedevamo al campo San Domenico, tra Vomero e Soccavo. Non era gran che, ma ora sono soddisfatto perché il Comune di Napoli ci ha sistemato a Bagnoli, nel Villaggio del Rugby (il Complesso Ciano nell’ex base Nato, cfr. Segni dei Tempi di ottobre 2016, n.d.r.), anzi siamo stati noi ragazzi a fare le proposte per docce e spogliatoi. Nel vecchio impianto lo stanzone si allagava, era difficile lavarci dopo l’allenamento e finivamo per rifugiarci nel bagno, con l’acqua alle caviglie. Hanno seguito il nostro suggerimento e ora il campo è una bellezza. Prima ci allenavamo due volte alla settimana, martedì e venerdì, dalle 17,15 alle 19; però, diventando sempre più forte la nostra squadra, gli allenamenti sono passati a tre con il mercoledì. Troppo vicini dunque e allora voglio proporre i tre giorni dispari.
Con gli allenatori ci si può parlare senza problemi, ci guidano Roberto e Rosy: fino a 14 anni le squadre sono miste perché sviluppiamo anche l’eguaglianza tra maschi e femmine. A proposito delle fasce di età non facciamo campionati, per il momento, ma solo tornei e concentramenti.
All’inizio volevo fare sempre meta, insomma quello che nel calcio è il gol. Ma l’allenatore mi disse che la palla si passa al compagno, che non conta chi segna, che vincere giocando male non è la stessa cosa.
Facciamo tanti tornei fuori regione e conosciamo l’Italia. Quest’anno siamo già stati a Treviso, al Trofeo di Topolino, con le squadre del Nord che sono le più forti. L’anno scorso a Parma abbiamo perso tutte le 7 partite e segnato solo tre mete. Ma alla fine il nostro allenatore si è seduto su un borsone al centro dello spogliatoio, ci ha fatto sedere sulle panche e ci ha detto: «Abbiamo perso, ma mi avete fatto felice, anche voi dovete essere felici perché abbiamo giocato bene con squadre tanto più forti di noi. Ed eravamo gli unici a rappresentare tutto il Sud».
Ora abbiano anche gli sponsor e sono arrivate borse e magliette. Ci sono i lavori per ampliare il
campo, cambia anche l’accesso al prato e così non dobbiamo più fare il lungo giro a cui eravamo costretti prima.
Il futuro? Non lo so, non mi pongo il problema: gioco per divertirmi.

Emanuele d’Accardi


Ricordiamo che questa rubrica intende essere una “finestra aperta” per tutte quelle associazioni sportive che, gratuitamente, desiderino farsi conoscere meglio. Basterà farne richiesta inviandoci una mail al seguente indirizzo di posta elettronica: info@contropiedeazzurro.it.

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Redazione
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