Riccardo Giammarino: “Sarri è riuscito a tirare fuori il meglio da ogni giocatore”

Il rapppittatorto tra Napoli e il Napoli descritto mediante i murales ed i graffiti presenti sui muri della città partenopea, dove il legame della città con la squadra supera i confini dello sport e raggiunge quelli della vera e propria fede religiosa. Tutto ciò è “Pittat’“, opera prima di Riccardo Giammarino, giornalista e scrittore con il quale Contropiede Azzurro ha avuto il piacere di parlare del suo libro ma anche di tutti i principali temi legati al momento degli azzurri.

1) Ciao Riccardo. Da qualche mese è uscito il tuo libro di esordio, “Pittat’”, incentrato sul legame tra Napoli squadra e Napoli città raccontato attraverso murales, graffiti e scritte presenti sui muri del capoluogo campano. Come è nata l’idea di realizzare questo lavoro e come mai la scelta di utilizzare un titolo in napoletano ?

<< Buongiorno e buon anno a tutti i lettori di Contropiede Azzurro. L’idea è figlia di un rapporto d’amore che ho con Napoli sia città che squadra. Le idee sono come i colpi di fulmine: arrivano e basta, senza un “come”. In pochi altri posti le mura della città possono raccontare la storia della squadra. È emblematico di quanto sia rappresentativo il Napoli per i napoletani. È sempre stato più di una squadra. Era un’idea che già da un po’ di tempo avevo in testa, poi quando ho raccolto abbastanza “testimonianze” ho provato umilmente a dare voce a quegli schizzi di vernice in cui sono racchiuse le tante sfumature di Napoli e dei forti sentimenti che la squadra accende nei tifosi. Inoltre sono dell’idea che la storia non vada dimenticata, così come chi l’ha raccontata negli anni, per questo il libro è dedicato ad un grande maestro del giornalismo sportivo che per me ha avuto ancora più valore dal punto di vista umano: Vittorio Raio. Il titolo è in napoletano perché il napoletano è una lingua, la nostra lingua, e secondo me riesce a trasmettere meglio dell’italiano un concetto, un’immagine o un’emozione. Se l’avessi intitolato “Dipinti” sarebbe sembrato scialbo >>

2) Sulla copertina del tuo libro non poteva che esserci Diego Armando Maradona. D10s è senza dubbio il calciatore che più di tutti è diventato vero e proprio simbolo, attraverso un’iconografia a lui dedicata che a Napoli, forse ancora più che in Argentina, trova il suo centro. Quanto, pur essendoci ormai una discreta fascia di tifosi che per motivi anagrafici non ha vissuto personalmente quel periodo, a trent’anni dalle sue imprese in maglia azzurra secondo te la figura di Diego è ancora presente anche attraverso queste immagini nella quotidianità di Napoli e del Napoli ?

<< Maradona ha identificato la massima aspirazione di libertà di ogni napoletano. Più di ogni altra cosa ha rappresentato un mito, ha difeso una città martoriata, ha regalato ai napoletani la gioia delle vittorie, emozione sconosciuta fino a quel momento. Ha denunciato i potenti del calcio ed ha pagato. Mandarlo in esilio per quattordici anni lontano da Napoli ha solo rafforzato quel mito che poi è stato tramandato alle generazioni che non l’hanno vissuto. Maradona oggi è vivo nella quotidianità ancor più per quello che ha rappresentato fuori dal campo. E parliamo del giocatore più forte di tutti i tempi… >>

3) Rimanendo su Maradona, più di una volta nel corso degli anni mi è capitato di confrontarmi con l’opinione comune che vincere a Napoli fosse stato possibile solo grazie a lui. Collegandoci al fatto che, negli ultimi anni, abbiamo potuto ammirare murales su giocatori del recente passato e del presente azzurro, da Cavani a capitan Hamsik, ti chiedo: secondo te il Napoli di queste ultime stagioni ha ormai cancellato quell’idea che i fasti dell’epoca maradoniana siano irripetibili ?

<< Non penso, perché ogni evento si manifesta in modo unico ed irripetibile. Anche la città viveva un contesto diverso rispetto a quello odierno. Il Napoli degli ultimi anni ha dato ai tifosi una maggiore consapevolezza grazie alla costanza dei risultati. Credo che il mito dell’età dell’oro sia solo una gabbia emotiva. Gli azzurri hanno bruciato le tappe, quando è arrivato Sarri molti non pensavano arrivasse neanche a superare i tre mesi sulla panchina partenopea, invece da tre anni la sua squadra è l’unica diretta avversaria di una Juve che vince già da sei anni. La sua cultura del lavoro merita di essere premiata e sarebbe un’impresa di rivalsa diversamente straordinaria rispetto a quella del Napoli di Diego >>

riccardo-giammarino4) Il massimo rappresentante della napoletaneità nel Napoli di oggi è inevitabilmente Lorenzo Insigne. A tuo parere quanto manca, se ancora manca qualcosa, a Lorenzinho per raggiungere il livello dei grandi fantasisti della storia del calcio italiano ?

<< La napoletanità, secondo me, è un concetto che esula dalla geografia, è un modo d’essere che trova la migliore chiave di lettura in uno striscione che, non a caso, la Curva B dedicò ad Hamsik recitando “Più che la provenienza conta il senso d’appartenenza”. Insigne è un talento straordinario, puro, che ha seguito un importante percorso di crescita professionale; tecnicamente è già il migliore d’Italia, ha un controllo di palla ed un tocco veramente fenomenale. Penso che sia molto vicino a Baggio. Vincere con il Napoli per lui sarebbe una consacrazione non da poco >>

5) Uno dei grandi meriti di Sarri, fin dal suo arrivo, è stato probabilmente quello di riportare entusiasmo e riavvicinare alla squadra l’intera tifoseria azzurra, di cui una parte aveva vissuto il biennio Benitez in maniera più distaccata. Quali sono per te le caratteristiche del mister e di questi giocatori che tanto li avvicinano al popolo napoletano ?

<< C’è da dire che un ruolo fondamentale l’hanno avuto i veterani come Reina. L’esperienza del portierone in un momento di destabilizzazione è stata importantissima per tenere la squadra unita e seguire l’allenatore nuovo. Sarri ha tantissimi meriti, è un rivoluzionario del calcio, gioca in verticale con massimo due tocchi, la difesa alta e gioca un ruolo fondamentale l’occupazione degli spazi. Poi è incredibile come sia riuscito a tirare fuori il meglio da ogni giocatore: Jorginho, Hamsik, Callejon, Insigne, Mertens, Koulibaly, Albiol, veramente incredibile. Vedere giocare il suo Napoli è uno spettacolo. Per me anche l’addio di Higuain ha dato forza al concetto di una squadra fatta da uomini che hanno deciso di restare qui e provare a vincere la loro sfida qui. È un bel monito per tutti quelli che a Napoli ci vogliono restare >>

6) Domanda scontata ma inevitabile: qual è il prossimo murales che ti piacerebbe vedere realizzato ?

<< Sembra che poi istighi la gente ad imbrattare la città se la metti così (ride, ndr). Però sicuramente questo Napoli meriterebbe un tributo. Sono ventisei anni che sogno uno scudetto, mi piacerebbe viverlo e poi poterlo raccontare attraverso la fantasia e l’estro che i napoletani sfoggerebbero in quell’occasione in qualsiasi forma >>

Bruno Marchionibus

 

Bruno Marchionibus
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