31 OTTOBRE 2009: IL MIO JUVE-NAPOLI 2-3

Datolo NapoliPremessa
Questa storia ha due protagonisti principali, che di mestiere fanno i calciatori. Il primo è un laterale di centrocampo argentino, che nel nome ha qualcosa di divino, il quale in un freddo sabato pomeriggio decise che avrebbe dovuto lasciare un segno nella sua carriera per cui ci si sarebbe ricordati di lui. Il secondo è un ragazzo slovacco, che un giorno scelse come sua seconda casa una città sul mare per non lasciarla più. La Slovacchia ed il mare sono distanti migliaia di chilometri, certo, ma probabilmente il ragazzo e quella città erano destinati ad essere entrambi parte della storia dell’altro da sempre, e come insegnavano gli antichi Greci al destino non ci si può opporre. Il ragazzo, che di nome fa Marek e di cognome Hamsik, nella storia della città e della sua squadra ci entrò in un pomeriggio torinese di fine ottobre.

La Partita
Sabato 31 ottobre 2009. In programma all’Olimpico di Torino c’è Juventus-Napoli, con i nostri che dopo una partenza stentata con Donadoni, dall’arrivo di Mazzarri poche settimane prima sono letteralmente rinati. Vittorie con Bologna e Fiorentina e pareggio col Milan in pochi giorni, tutti risultati agguantati nei minuti di recupero in rimonta, tanto da far iniziare a parlare gli addetti ai lavori di “Zona Napoli”. Eppure, le speranze che ho di poter assistere ad un’ulteriore impresa sono molto limitate. Quella settimana per me era stata a suo modo “storica”; avevo compiuto diciotto anni, mi ero fidanzato con la ragazza che mi piaceva da mesi, ed avevo appena avuto un voto alto nella temutissima interrogazione di storia. Ecco, sarà forse per l’atavico pessimismo che ogni tanto si impadronisce di me, che più o meno il mio pensiero in quei momenti era questo << Non mi può andare tutto così bene, oggi perdiamo >>.
Ed i primi 55 minuti della partita sembrano dare effettivamente ragione alle mie nefaste previsioni; nel primo tempo la sblocca Trezeguet di testa, mentre ad inizio ripresa è Contini, in teoria nostro difensore, a travestirsi da perfetto assist-man per Giovinco, che mette a segno il 2-0. << E’ finita >> ; questo è più o meno il pensiero in quel momento di chiunque stesse guardando la partita. Eh si, perché se fare risultato in casa della Juve in condizioni normali è già di per sé una mission impossible, farlo recuperando due gol di svantaggio in appena mezz’ora sarebbe più che altro un miracolo. Ma, perdonatemi la blasfemia, il caso vuole che proprio mentre tutti pensano che solo un miracolo possa risollevarci, dalla panchina entra in campo il primo protagonista di questa storia, che di nome fa Jesus (e di cognome Datolo), il quale dopo pochi istanti prende il pallone e si invola sulla fascia. In quel momento mi squilla il cellulare, è un SMS di un mio amico; lo conosco da una vita e gli voglio bene, ma ha il grande difetto di essere juventino. Con un occhio guardo il telefono e con l’altro la TV, e mentre leggo qualcosa del tipo << Anche stavolta avete fatto la vostra figura >> guardo il ragazzo argentino mettere il pallone in mezzo. E’ un attimo, la palla attraversa tutta l’area ed arriva al secondo protagonista, quello che viene dalla Slovacchia, che accorcia le distanze. Pensiero << Siamo ancora vivi >>. Risposta al messaggio <<Non succede. Ma se succede…>>.
Pochi istanti, ed i ruoli tra i due protagonisti si ribaltano. Il Napoli cresce, acquisisce fiducia, attacca ed ottiene un calcio d’angolo. Dalla bandierina va Marek, ed in mezzo all’area svetta uno di quelli che quando fa gol esulta con tale enfasi che fa venire davvero voglia di giocare a chiunque lo stia guardando. E’ German Denis, il cui colpo di testa viene respinto da Buffon; per la Juve sembra scampato pericolo ma, ancora una volta, dal nulla sbuca il ragazzo con il nome divino, che non si sa come riesce a colpire il pallone mentre cade ed a mandarlo in rete. 2-2.
A questo punto avviene forse la più straordinaria tra le cose capitate in quel pomeriggio. Mentre probabilmente un buon 95% dei tifosi azzurri pensa che il miracolo è compiuto, ed ora bisognerà solamente mantenere il risultato ed usicre dall’Olimpico con un punto, i giocatori in campo continuano ad attaccare, trascinati da Mazzarri che dalla panchina sembra un generale romano alla guida delle sue legioni.
Minuto 36. Il Napoli parte in contropiede con un altro argentino, che viene da Rosario, città di Messi e del Che, e si chiama Ezequiel Lavezzi; il Pocho è imprendibile, arriva al limite dell’area e scarica su Jesus Datolo, il quale mette ancora una volta il pallone nel mezzo. Non è uno di quei cross fatti col contagiri, ed infatti Grygera respinge. Ma c’è poco da fare, nessuno può opporsi al volere del fato, ed il fato aveva deciso che in quel freddo 31 ottobre il Napoli doveva tornare a vincere a Torino. E, visto che la portata dell’evento era storica, a firmare l’impresa non poteva certo essere uno qualunque. E’ così che il pallone respinto da Grygera va in una zona dove c’è un solo giocatore: Marek Hamsik. Vederlo arrivare incontro alla sfera è come per i cowboy vedere arrivare la cavalleria mentre sono assediati dagli indiani. Ancora una volta è un attimo: tiro, gol. L’impresa è fatta, il miracolo è riuscito. Jesus, Marek, quel risultato e quel pomeriggio sono per sempre nella storia azzurra.

Conclusione
Evidentemente mi sbagliavo, e mettendo da parte il pessimismo lo devo riconoscere, per fortuna ci sono dei momenti nella vita in cui può succedere che davvero ti vada tutto bene; dei momenti alla Jesus Datolo, insomma…

Bruno Marchionibus

Bruno Marchionibus
Informazioni su Bruno Marchionibus 937 Articoli
Giornalista

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