A caccia di popolarità grazie al lavoro di Sarri e dei suoi uomini

Il web, le radio, le televisioni e in misura minore la carta stampata sono in questi giorni protagonisti assoluti. La lunga coda grigia, forse anche nera, scaturita dalle partite di campionato dello scorso turno tiene ancora banco. La macchia, però, si è allargata perché nei discorsi sono subentrati personaggi che non hanno un minimo di coerenza e che palesemente sfruttano queste situazioni per raccogliere consensi, applausi, fischi, insulti perché ritengono che sia importante in generale che si parli di loro.

Si farà finta di non aver sentito la querelle Cruciani-Chiariello perché il dispiacere per aver percepito il reale trasporto del collega napoletano male utilizzato dall’interlocutore basta da solo a chiarire la questione.

Sarà il caso, invece, di soffermarsi su alcuni personaggi che non sanno mai quando è il momento di tacere.

Si parte con Ottavio Bianchi. Perché mister ammettere che i poteri forti ci sono sempre stati e poi mischiare inquinando il discorso con il piagnisteo napoletano ed il modulo di gioco della squadra?

Si prosegue con il noto manager Enrico Fedele che a Radio Marte ha urlato, strepitato e inveito come un forsennato. Perché “direttore” sottilizzare tra sudditanza e soggezione che nella sostanza linguistica significano alla fine la stessa cosa? Perché parlare con tanta sicumera del futuro di Sarri che lei annuncia già praticamente d’accordo con il Chelsea? Perché affermare che i grandi difensori come Baresi, Maldini e Cannavaro venivano ammoniti poco per la grande personalità di cui erano dotati?

Forse nella casistica arbitrale, perché nel regolamento non c’è nulla, da qualche parte si dice che la personalità è un fattore da tenere presente nel comminare o meno un’ammonizione?

Insomma si tratta di pure elucubrazioni, di quelle autenticamente contorte e spesso faziose e sibilline.

Il Napoli doveva pensare a vincere le sue partite e deve ancora farlo per rispetto verso il lavoro compiuto in questi mesi di sicuri sacrifici ed anche perché non si sa mai.

Nessuna storia può essere descritta prima che sia finita. Quelli che con il sorrisetto staranno pensando che è pura follia pensare che qualcosa possa ancora cambiare, sono da avvicinare alla mentalità mafiosa che Oliviero Toscani ha attribuito alla Juve, quella mentalità che li fa gioire e non vergognarsi quando vincono così.

In conclusione vanno citati due tecnici, quindi due uomini di campo, che hanno dichiarato su due diversi aspetti quanto segue: «Il Napoli doveva solo vincere contro la Fiorentina – ha detto Novellino – è stato espulso un giocatore fondamentale come Koulibaly ed è stata quella la mazzata, non la partita precedente della Juventus. E’ evidente che l’espulsione del senegalese ha condizionato tutto».

Dall’Inghilterra Guardiola che al City ha quella rosa a sua disposizione, invece, ha precisato: «Investiremo tantissimi soldi durante il prossimo mercato. Senza calciatori di qualità è impossibile giocare il nostro tipo di calcio. Ci servirà una grande liquidità per esprimerci ad alti livelli nella prossima stagione. Senza questi investimenti, servirebbe un miracolo e io non sono capace di farlo».

Giovanni Gaudiano

   

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

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