Allegri e la sua Juventus nazionalpopolare

Vincere aiuta a vincere o nel caso contrario la regola, non scritta, non vale?

E’ difficile analizzare, parlare, commentare il ritorno delle Coppe partendo proprio dalla partita giocata dalla Juventus ieri sera allo Stadium.

Per completezza d’informazione bisogna anche parlare della scontata e larga vittoria del Manchester City di Guardiola, passato a Basilea con un perentorio 4 a 0, e quindi virtualmente già ai quarti.

I Citizens quest’anno sembrano avere qualcosa in più e, dopo aver messo al sicuro la Premier con un vantaggio di 16 punti sullo United, punteranno decisamente alla coppa dalle grandi orecchie. D’altronde è giusto.

Hanno un gioco. Lo esibiscono ad ogni latitudine con sicurezza e forse, dal nostro punto di vista, hanno un unico difetto: quello di aver attraversato la strada del Napoli che pure, soprattutto nella gara del San Paolo, seppe mettere in difficoltà lo squadrone di Guardiola.

Tornando alla Juventus, domenica sera alla ds Mario Sconcerti ha dichiarato che le possibilità di superare il turno da parte della Juventus saranno legate al livello di gioco che la squadra di Allegri sarebbe stata in grado di esibire nel doppio confronto.

La partita di andata ha creato diversi imbarazzi ad Allegri. Le fortune del toscano sulla panchina bianconera sono di sicuro frutto della sua capacità ma sono anche il risultato di una rosa di qualità, ampia, arricchita negli ultimi anni con innesti che avrebbero dovuto consentire il salto di qualità soprattutto in Europa, visto che in campo nazionale la supremazia in questi sei anni è sembrata indiscussa.

Allegri ha pensato che le due finali perse in tre anni fossero soprattutto il risultato del suo lavoro e poi degli sforzi societari. Nessuno mai gli ha chiesto se gli investimenti fatti a partire da Higuain non avessero lo scopo principale di imporsi in Europa.  Ha continuato il tecnico a parlare di una squadra che dovesse imporsi in ogni competizione alla quale partecipava dimostrando un’evidente miopia e la sua mancanza di spessore internazionale.

La Juventus non ha un gioco all’altezza del Tottenham, attualmente quinta in Premier a 20 punti dal City. La formazione allenata da Pochettino, un argentino dal nome italianissimo e di chiare origini piemontesi, non ha tremato neanche sul doppio svantaggio, anzi ha preso in mano la partita concedendo ai bianconeri solo qualche sporadico contropiede. Ora tornando alla domanda iniziale, ed augurando alla Juve di superare il turno, sarebbe il caso di chiedere ad Allegri se è ancora convinto che bisogna vincere sempre e comunque e se nel caso della sua squadra molte vittorie, forse generose, non abbiano creato false convinzioni che finiscono per sgretolarsi rapidamente allorquando si superano i confini nazionali.

Sarebbe ancora più infuriato il bravo tecnico livornese al quale nessuno rimprovera mai l’utilizzo del suo dialetto e che non ama a fine partita salutare l’avversario, quasi sempre battuto, preferendo una rapida corsa negli spogliatoi dove evidentemente lo attende qualcosa di improcrastinabile!

Giovanni Gaudiano  

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

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