AMARCORD PALERMO NAPOLI

Il gesto offensivo di Altafini dopo il suo gol a Palermo.

Altafini fa un gestaccio e il pubblico mette in fuga l’arbitro e Ferlaino.

“L’insurrezione di Palermo”, come la definisce Josè Altafini, avvenne il 16 marzo del 1969. Il Napoli, in quel campionato, stava per costruire il proprio futuro: il presidente Gioacchino Lauro, figlio di Achille, aveva trasferito la società, in dissesto finanziario, ad Antonio Corcione che morì poco dopo, consentendo a Corrado Ferlaino di subentrare, costituendo di fatto una monarchia assoluta. Ma anche il settore tecnico non viveva un momento facile: la squadra fu prima affidata a Chiappella, esonerato in corsa d’opera, e poi richiamato.

Un ritaglio di giornale che riporta la notizia della rissa in campo tra azzurri e bianconeri.
Un ritaglio di giornale che riporta la notizia della rissa in campo tra azzurri e juventini.

In quel Napoli del ’68/69 giocava Omar Sivori, ovvero il fuoriclasse approdato a Napoli sul viale del tramonto, al pari di Josè Altafini, e che nel dicembre del ’68 decise di chiudere col calcio e tornare in Argentina. Il 1° dicembre infatti, si era disputata la partita passata alla storia come quella delle “mazzate”. E’ Vincenzo Montefusco che, in un’intervista, rappresenta la memoria storica di un Napoli – Juventus che provocò la prima “onda sismica” di un campionato non proprio sereno. In quella partita, vinta con una doppietta proprio di Montefusco, si costruì l’agguato per Sivori che già odiava Heriberto Herrera: Favalli aveva l’ordine di braccarlo e provocarlo. Sivori cadde nella trappola e reagì all’ennesima provocazione che diede l’occasione all’arbitro Pieroni di indicargli la via degli spogliatoi. “Allora – continua Montefusco – arrivarono i carri armati Salvadore e Panzanato che se le diedero di santa ragione. La rissa, poi, proseguì sulle scale per gli spogliatoi. Conclusione: 6 giornate di squalifica per Sivori che il 5 dicembre annunciò l’abbandono”.

A gennaio Ferlaino venne eletto presidente del Napoli e l’indomani gli azzurri, che si trovavano in una zona pericolosa della classifica, riuscirono a pareggiare coi diavoli rossoneri. A febbraio, in occasione di Napoli – Inter, come si legge in 1001 storie Napoli di Sarnataro e Materazzo, Ferlaino fece il voto di 500 ceri a San Gennaro in caso di vittoria: e li accese tutti e 500 perché il Napoli, nonostante l’arbitro Gonella, vinse 3 – 1.

E siamo al 16 marzo 1969. Formazioni: Palermo, Cei, Maggioni, Lancini, Reja (sì, proprio lui!), Giubertoni, Landri, Pellizzaro, Landoni, Troia, Bercellino, Ferrari; Napoli, Zoff, Nardin, Micelli, Zurlini, Guarneri, Montefusco, Sala, Juliano, Altafini, Abbondanza, Barison. Arbitro, sig. Sbardella di Roma.

Al termine del 1° tempo, i rosanero sono in vantaggio per 2 – 1 con i gol di Barison e la doppietta di Troia. Inizia il 2° tempo e Sbardella concede un rigore: Altafini trasforma ed esulta col gesto dell’ombrello verso il pubblico. La Favorita ribolle e non è facile continuare tra insulti e tentativi di invasione; ma la rissa si scatena sul gol di Micelli che porta il Napoli in vantaggio: Palermo Napoli 2 – 3 . E’ il delirio e Sbardella fischia la fine e fugge negli spogliatoi aspettando l’elicottero per mettersi in salvo. Anche Ferlaino è in fuga e si salva prima nascondendosi nell’auto del Presidente Barbera e dopo su una jeep dei Carabinieri. 40 i feriti, 30 arresti e la vittoria a tavolino. A posteriori, una comica. Allora, una brutta pagina ed una ruggine che è durata un bel po’, fino al 4 febbraio 2001.

Il San Paolo era squalificato e il Napoli giocava alla Favorita (come amano ancora dire i tifosi) contro la Fiorentina. Lo stadio è gremito. Comincia un tiepido tifo per il Napoli. Poi Pecchia batte Toldo e scoppia l’amore. Napoli e Palermo, capitali del Sud si ritrovano.

Diana Miraglia

 

 

Diana Miraglia
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