Analisi e confutazione delle critiche mosse al Napoli

hamsik-esultanza-napoli-away-juventus-aprile-2017Il gioco più divertente del campionato, l’attacco più prolifico ed il miglior rendimento esterno del torneo, giocatori dalle prestazioni in continuo miglioramento ed un gruppo forte ed unito capace di entrare in empatia con città e tifosi. Questi i punti di forza del Napoli targato da Sarri, che da ormai quasi due anni sta divertendo e stupendo l’intera Italia del calcio, proponendo un’idea di calcio che poche volte si è vista nel nostro paese, grazie alla quale praticamente tutti gli elementi della rosa stanno riuscendo con continuità ad esprimere al meglio le proprie qualità.

Nonostante ciò, tuttavia, alcuni tifosi particolarmente esigenti a seguito dell’eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Juventus hanno mosso nell’ ultima settimana alcune critiche all’attuale gestione tecnica della squadra e ad alcuni suoi elementi. Ma davvero si puo’ imputare ad una squadra che sta offrendo da due stagioni un tale rendimento il concludere un’annata senza titoli, considerando sia che da sei stagioni a questa parte a vincere in Italia è praticamente solo la Juve (ed il secondo club più titolato è proprio il Napoli con due Coppa Italia ed una Supercoppa) sia che i cammini in Champions e nella Coppa Nazionale degli azzurri sono stati stroncati dai rispettivi campioni in carica, Real Madrid e Juventus ?

Prendiamo in considerazione i vari punti di cui i tifosi e gli addetti ai lavori iper-critici si fanno generalmente forza nelle loro argomentazioni, e proviamo a confutarli uno per uno.

Gabbiadini è stato bruciato dalla gestione Sarri: Manolo è senza dubbio uno dei migliori talenti sfornati dal calcio italiano negli ultimi anni. Nella sua esperienza partenopea, tuttavia, ha mostrato di essere caratterialmente incompatibile con l’ambiente napoletano, e di non essere in grado di gestire la pressione di dover sfruttare le occasioni avute con un minutaggio limitato. Sarri ha puntato sull’ex Sampdoria alla prima di campionato, a Pescara, ma Gabbiadini è sembrato un corpo estraneo, a differenza di Milik, in rete con una doppietta all’esordio sette giorni più tardi contro il Milan. Alla quarta giornata, contro il Bologna, il tecnico toscano rilancia Manolo dal primo minuto, ma per settanta minuti ancora una volta l’attaccante non riesce ad essere parte dei meccanismi offensivi azzurri; a venti dalla fine, sul risultato di 1 a 1, dentro Milik ed altra doppietta per il polacco. Ad ottobre, poi, Arek si ferma per l’infortunio al ginocchio; Manolo avrebbe così una grande chance, ma a Crotone, dopo soli venti minuti, si fa espellere per un immotivato fallo di reazione, subendo così due giornate di squalifica che gli costano il match interno con l’Empoli e soprattutto la supersfida alla Juve, prima di toppare anche l’ultima vera occasione di conquistarsi la permanenza in azzurro, in Champions contro il Besiktas. Nelle ultime settimane a Napoli, poi, ormai deresponsabilizzato dalla sicura cessione e dall’arrivo di Pavoletti, Manolo realizza tre reti, mostrando come il problema fosse esclusivamente di natura psicologica e non tecnica, e che a Sarri difficilmente può essere imputata una gestione senza fiducia della punta bergamasca.

Reina non compie mai interventi decisivi: Strano ruolo quello del portiere; se compi dieci miracoli hai fatto il tuo dovere, ma se sbagli una volta non hai possibilità di appello, hai causato un gol subito e sei da condannare. Ed a sentire alcuni tifosi, è così che va anche per Pepe Reina. Gli errori compiuti in qualche partita sembrano aver cancellato dalla mente di una parte del pubblico le tante volte in cui il portierone spagnolo è stato decisivo ai fini del risultato. A Genova, all’andata, Pepe nel finale chiude per due volte la porta in faccia al Cholito Simeone evitando una sconfitta beffa per i partenopei, mentre a Crotone salvando su Falcinelli l’iberico risparmia ai suoi un finale di sofferenza, in un match poi vinto per 2 a 1. Contro l’Inter al San Paolo Reina è autore di un vero e proprio miracolo su Perisic, pur se a risultato acquisito, mentre sicuramente decisivo è l’intervento su Muriel nell’incontro contro la Samp, che impedisce ai doriani di portarsi sul 2 a 0, dando il via alla rimonta azzurra. Nel girone di ritorno, dopo aver guidato magistralmente la retroguardia partenopea nella trasferta vittoriosa di San Siro col Milan, Pepe para un rigore a Destro quando contro il Bologna il risultato è ancora in bilico, a Roma si traveste da angelo e salva in maniera incredibile su Perotti, col Crotone è decisivo nuovamente su Falcinelli e con la Lazio dice due volte di no a Keita. Per quanto riguarda le coppe, infine, è grazie a Reina che a Madrid il passivo per gli azzurri non supera l’1 a 3, dando alla banda Sarri la possibilità di giocarsi il passaggio del turno al ritorno, così come sono da sottolineare la parata ai quarti di finale di Coppa Italia su Astori, contro la Fiorentina, e i due eccezionali interventi nella semifinale di andata prima su Mandzukic e poi su Lichtsteiner.

Hamsik tende a scomparire nelle partite importanti: E’ questa da sempre la critica mossa al capitano. Ora, a prescindere dal fatto che in un calcio senza più valori una bandiera come Marek andrebbe semplicemente idolatrata ed esaltata ad ogni domenica in cui scende in campo, se si va ad analizzare il rendimento dello slovacco si evince come il 17 azzurro nel suo decennio in azzurro abbia realizzato la bellezza di 8 reti contro la Juventus, di cui una decisiva per la conquista della Coppa Italia 2012, 10 contro le romane (5 alla Roma e 5 alla Lazio), 4 alle milanesi e ben 15 in competizioni europee, tra Europa League e Champions, dove si annoverano marcature decisive per il passaggio del girone sia nel 2011 a Vila Real, sia in questa stagione sul campo del Besiktas.

Sarri non dà fiducia ai giovani: Su questo discorso, più che altro, si dovrebbe distinguere tra il non dare fiducia ai giovani e l’evitare di bruciarli, aspettando il momento giusto per lanciarli, quando sono ormai entrati a pieno nei meccanismi di una squadra dove ogni movimento è studiato alla perfezione, ed il collettivo prevale sui singoli. Hysaj, giunto a Napoli appena ventenne, ma già forte di un’esperienza biennale alla guida di Sarri, è stato schierato titolare fin dalla sua prima partita in Campania, così come un ruolo fondamentale ha avuto sin da subito Piotr Zielinski, classe ’94, anch’egli in passato già alle dipendenze del tecnico toscano. Amadou Diawara, diciannove anni, ha atteso sì due mesi prima di poter fare il proprio esordio con la maglia azzurra, ma da quel momento in poi si e’visto concedere la fiducia dell’allenatore in più di una circostanza importante; basti pensare che l’ex Bologna ha giocato titolare nel decisivo match per la qualificazione in Champions al Da Luz di Lisbona, al Santiago Bernabeu di Madrid e contro la Juventus nel ritorno di Coppa Italia. Per quanto riguarda Marko Rog, invece, è sì vero che è passata praticamente metà stagione prima di vederlo in campo, ma anche per il croato da quel momento è stata più d’una la volta in cui Sarri gli ha concesso minuti a disposizione, considerando inoltre quanto, dato il livello ormai raggiunto da tutti i centrocampisti in rosa, sia difficile ritagliarsi uno spazio in quella zona di campo. In fondo, siamo sicuri che i due giovani calciatori partenopei avrebbero offerto lo stesso rendimento se fossero stati gettati allo sbaraglio ad inizio stagione ?

Insigne non è decisivo, prova troppo spesso la giocata a effetto: Ecco, per smentire questa affermazione, ascoltata purtroppo più di una volta negli ultimi anni, e dovuta probabilmente all’eccessiva severità che da sempre molti napoletani hanno verso i propri concittadini, basterebbe guardare il rendimento messo in mostra da Lorenzo in questa stagione, probabilmente la migliore della sua carriera. 14 reti in campionato, 16 in totale, una quantità indefinita di assist forniti ai suoi compagni, giocate dal quoziente di difficoltà macroscopico, carattere e grinta messi al servizio della squadra e soprattutto una personalità grazie alla quale il folletto di Frattamaggiore sta divenendo sempre più uno dei leader indiscussi del gruppo azzurro. Il Napoli e la Nazionale di Ventura, negli anni a venire, non potranno prescindere dal talento del 24 partenopeo.

Sarri e di conseguenza il Napoli non sanno gestire le partite e le situazioni di vantaggio: Questo è un altro dei capi di imputazione che i tifosi ultra-critici muovono alla banda Sarri, incentrando il loro punto di vista soprattutto sui presunti errori del tecnico toscano nelle sostituzioni a partita in corso e sulla mancata capacità della squadra di amministrare le situazioni favorevoli addormentando il gioco. A scorrere le statistiche stagionali degli azzurri, tuttavia, si nota come sulle 22 volte in cui tra campionato e coppe i partenopei sono passati per primi in vantaggio, solamente in 4 occasioni il risultato finale non ha visto assegnare ad Hamsik e compagni i tre punti.

Il Napoli non segna mai di testa e spreca i calci piazzati: Altro luogo comune, altra confutazione da compiere. Il Napoli in questa stagione è andato in rete ben 6 volte con i difensori, grazie a quattro marcatori diversi (2 Chiriches, 2 Tonelli, uno per Koulibaly e Maksimovic). E ben cinque di queste reti sono state messe a segno di testa su calcio piazzato.

Il Napoli conosce un solo sistema di gioco che non cambia mai: A differenza di quanto visto l’anno scorso, e per il biennio Benitez con il 4-2-3-1, è invece da evidenziare come più volte in questa stagione a partita in corso mister Sarri abbia provato a proporre varianti tattiche al suo classico 4-3-3. Con la Lazio l’ingresso di ZIelinski per Callejon è stata sicuramente una mossa di contenimento, ma nel corso del campionato si è visto anche un centrocampo a quattro ( a Bologna, dopo l’espulsione di Callejon), e più di una volta in situazioni in cui il risultato era da recuperare sono stati proposti il 4-2-3-1 o il 4-2-4, con l’inserimento di una punta in luogo di un centrocampista ( a Genova, a Firenze, contro la Samp, a Madrid e con la Juve in Coppa solo per fare alcuni esempi).

Bruno Marchionibus

 

Bruno Marchionibus
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