Ancora una tragedia nel mondo dello sport, Mario Riccio giovane promessa del nuoto è morto in piscina a 17 anni

 

L’8 marzo scorso, mentre si allenava presso la piscina Delphinia Sporting Club di Caivano, Mario Riccio, giovane nuotatore del settore agonistico della società Acquachiara di interesse nazionale, ha accusato un malore che purtroppo non gli ha lasciato scampo. A nulla sono valsi i disperati tentativi di rianimazione (massaggio cardiaco, respirazione bocca a bocca, defibrillatore); sono intervenuti immediatamente sul posto i carabinieri ed i militari della compagnia di Casoria, diretta dal capitano F. Filippo che hanno avviato le indagini, sotto la direzione del PM Rossana Esposito della Procura di Napoli Nord. Il Magistrato ha immediatamente disposto il sequestro giudiziario della salma che è stata trasportata all’istituto di medicina legale del Policlinico in attesa dell’esame autoptico che dovrà accertare le cause di questa morte improvvisa, esami tossicologici compresi. In buona sostanza lo stesso protocollo seguito per il decesso di Davide Astori.

L’esame autoptico, eseguito successivamente ad opera del perito anatomo-patologo della Procura ha indicato, allo stato, in attesa del responso definitivo, che avverrà entro 60 giorni, che il povero ragazzo sarebbe morto per cause naturali. Parliamo di un atleta sano, forte che non soffriva di alcuna patologia e che aveva superato le rigorose visite mediche necessarie per la certificazione di idoneità alla pratica dell’attività sportiva agonistica. Per le cause a monte bisognerà attendere il deposito della perizia (con i relativi esami istologici e tossicologici).

Mario Riccio, che abitava a Casalnuovo con la famiglia, originaria di Casoria dove il padre è titolare di un avviato studio di commercialista, il giorno 8 si è regolarmente presentato in piscina per lo svolgimento del consueto allenamento. Da quanto è emerso dalle prime indagini, il malore sarebbe sopraggiunto senza alcun preavviso, nè sintomo premonitorio  dopo circa un’ora dall’inizio della seduta di allenamento. Uno degli istruttori ha subito notato che qualcosa non andava nella nuotata di Mario per cui è immediatamente intervenuto per tirarlo fuori dall’acqua,  ma Mario già non dava segni di vita. Il Presidente e fondatore dell’Acquachiara, Franco Porzio, indimenticato campione della pallanuoto e oro olimpico a Barcellona 1992, notevolmente scosso ha dichiarato “Mario era un ragazzo molto serio e coscienzioso e si impegnava negli allenamenti. Non so spiegare questa morte. I nostri atleti sono tutti super controllati e gli allenamenti sono personalizzati e tarati per fisico ed età. Siamo tutti genitori e in questo momento e nel futuro saremo tutti vicini alla famiglia di Mario, la cui morte ci ha reso sgomenti “.

Questo ennesimo evento luttuoso che colpisce atleti che dovrebbero essere sani e forti e che invece in pochi attimi la morte ci porta via, deve far riflettere; non possiamo non ricordare la morte di tanti calciatori, da Renato Curi a Davide Astori, senza considerare i tanti ragazzi meno noti come Carmine Sinico 21enne di Casoria e calciatore della .Centese morto nel novembre scorso nel sonno. Non dimentichiamo i nuotatori Mattia Dell’Aglio morto ad agosto a Reggio Emilia mentre si allenava e Jacopo Ponzano. Così come non dimentichiamo Mattia Cattivelli 6 anni appena, stroncato mentre nuotava. Forse c’è qualcosa da rivedere nel protocollo delle visite mediche per chi pratica sport agonistico, fermo alla legge 71 del 1981.

Il dottor Maurizio Marassi, attuale responsabile medico della società Acquachiara, già medico del Posillipo nonchè della nazionale Italiana di pugilato e del calcio Napoli è un convinto fautore della teoria della prevenzione.

Il dottor Marassi punta decisamente l’indice soprattutto sull’ applicazione delle norme, anche alla luce delle modalità con le quali vengono in alcuni casi rilasciati i certificati, anche se  – dice sempre Marassi – “ la normativa andrebbe certamente aggiornata per alcune fasce di atleti. Se per i professionisti i controlli sono accurati, non si può dire lo stesso nello sport di base. In alcuni casi, davanti a richieste di approfondimenti, i genitori mostrano segni di disturbo senza considerare che in Italia, in un anno, muoiono decine di atleti non di livello agonistico: dilettanti, amatori, soprattutto master anche perchè negli ultimi anni la massa sportiva si sta sempre di più spostando verso un età più avanzata. La sensazione che il Coni, nonostante sia cosciente delle grandi lacune in alcune regioni come la Campania, non abbia operato controlli più severi per garantire gli atleti.”

In alcuni casi si procede solo con autocertificazione, con assenza di elettrocardiogramma aggiornati e alcuni atleti tesserati senza certificati; in tali situazioni i presidenti delle società ignorano che eventuali responsabilità sia civili che penali sono a loro carico. L’uso del defibrillatore molte volte è decisivo ma non in tutti i casi. Comunque la prevenzione, ove possibile salva la vita. Il dottor Marassi ricorda il caso di F. Postiglione fermato a due mesi dall’Olimpiade. “Ad ogni buon conto la medicina sportiva -ha concluso  Marassi – non deve limitarsi ad un momento certificatorio, ma deve essere messa in condizione di seguire l’atleta in tutto il periodo dell’attività sportiva.”

Claudio Russo

CLAUDIO RUSSO
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