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Aurelio De Laurentiis, un fiume in piena, da Cavour all’unità d’Italia mai avvenuta

Un fiume in piena, Aurelio De Laurentiis ospite del Passepartout Festival, che, da uomo di cinema ha saputo spaziare dalla Superlega all’idea di una serie TV dedicata al suo Napoli dal 1924, prima ancora della sua nascita, fino gli ultimi 17 anni timbrati De Laurentiis. E prima di affondare nei temi attuali, ADL ha parlato di Napoli partendo da un problema economico dell’ Italia ovvero dai soldi del recovery  che dovrebbero  unificare un territorio che non è mai stato unificato.

“Napoli era capitale nel 600 e nel 700, terza solo a Parigi e Londra, – ha ricordato De Laurentiis – e molti venivano qui, come pittori e scrittori. Nel 700 aveva il sistema fognario ed al sud ci sono città che ancora non ce l’hanno, per primi come acqua corrente. Non voglio fare il borbonico, ma Cavour è stato paraculo mandando un personaggio cinematografico come Garibaldi a fare manfrina con la mafia per conquistare e unire l’Italia, la ricchezza borbonica era gigantesca e se la sono portata via, tutte le riserve d’oro sono state portate via, l’unificazione non è avvenuta a livello territoriale”

 Rapporto con il Governatore De Luca: “Per quanto possa essere contestato, è uno che ci mette la faccia, lavora, sta sul pezzo. Bisogna prendere decisioni, altrimenti che stai a fare… siamo già indietro di secoli. La sua gestione? La sua gestione è una gestione ingiudicabile, come è ingiudicabile tutto il territorio italiano, visto che da due anni c’è il Covid, che è come una terza guerra mondiale anche se meno cruenta. La cosa che più mi angoscia sono i bambini e i giovanissimi, le scuole e i professori non all’altezza, i professori sottopagati. Mancano anche le strutture, i computer, inutile che ci fanno vedere i banchi comprati per le fregnacce, il problema è sostanziale. Come facciamo a essere competitivi? Siamo al penultimo posto per consumo dei finanziamenti europei perché c’è una burocratizzazione del sistema con tutta la possibilità di essere bloccati e denunciati e allora nessuno si muove”.

Che cosa si può fare per uscire da quest’inerzia? “Rivedendo matrimonio all’italiana, con Loren e Mastroianni, due oscar, vedevi una Napoli che si internazionalizzava subito, anche ai più lontani nel mondo. La città ha una grandissima forza, gli manca una classe dirigente con le palle, Il coraggio glielo dai se gli dai denaro da investire, ma non bastano 80mld, non è Napoli ma il sud… se devi arrivare a Reggio Calabria in tante ore rischiando la vita con i sassi allora il territorio non funziona”.

Qual è stato un fallimento?  “Sono riuscito a smascherare Blatter quando era alla Fifa, Platini all’Uefa, ora non sono riuscito ancora a ripianare totalmente il calcio a livello mondiale. Questo fatto della Superlega è figlia delle organizzazione calcistiche che pensano di fare loro le istituzioni con i nostri soldi: che interesse ha un Real o un Napoli a fare la Champions, indebitandosi per poter fatturare 70-100mln in più? Se ne ho spesi già 200 c’è qualcosa che non quadra. Io faccio parte dell’ECA e mi sono interessato del marketing;  ad Andrea Agnelli dissi subito che stavano sbagliando con la Superlega perché vogliono diventare loro gli attori principali! Invece l’Uefa va tenuta, anche se come segretariato, pagando noi loro con gli introiti, e non loro noi! Ora abbiamo tanti giocatori agli Europei, se si rompono e non mi torna sano chi mi ripaga i 100mln degli obiettivi? Perché devo prestartelo? Tu fatti 3mld in 15 giorni e allora devi sederti per rivedere tutto. Agnelli, Perez e gli altri hanno sbagliato, ma è chiaro comunque che il calcio sta fallendo per le istituzioni. Gravina disse che avrebbe fatto grandi cambiamenti,  ma è da 2 anni e mezzo, perché non va dal Governo per abolire la legge che risale al ‘91′? Quella Bossi-Fini sugli extracomunitari che costano meno alle squadre più piccole? E’ del 2001. Perché non smonti la legge Melandri che fu scritta da Gentiloni, gente che di calcio non capisce niente ed il calcio dopo 25 anni cambia, cambia già di anno in anno”.

 E non è mancata la domanda sui Napoletani in Nazionale: “Sì, beh, hanno fatto due gol su tre credo. Quanto pesa l’evento? Poi mi chiedono l’aumento, speriamo pesi meno (ride, ndr) senza togliere nulla all’Italia”.

 

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