BUFERA AZZURRA

L’intero sistema calcio è nella bufera: il c.t della nazionale Prandelli e il presidente Abete si sono dimessi; i giocatori si accusano a vicenda come scolaretti delle elementari; Balotelli risponde alle critiche dei suoi compagni e dei tifosi tirando in ballo addirittura il colore della pelle. I media hanno già scatenato la bagarre per il toto-allenatore.
No signori, così non si va da nessuna parte. In questi casi c’è bisogno di calma e soprattutto di capire i reali motivi di una così disastrosa débâcle. Innanzitutto bisogna ammettere che il calcio italiano non è più in grado di formare atleti di spessore. Sarà forse colpa dei presidenti che non investono abbastanza nei vivai, o magari degli allenatori nostrani che adottano schemi di gioco poco internazionali, o dell’ottusità degli operatori di mercato che preferiscono spendere vagonate di milioni (chissà perché…?) per giovani stranieri “di prospettiva” invece di monitorare le nostre serie inferiori. In ogni caso un fatto è certo, in giro si vedono sempre meno giovani italiani talentuosi. Basti pensare alla scellerata scelta di Mazzarri, che non reputò pronto per il suo Napoli l’unico vero fuoriclasse italiano, Marco Verratti, divenuto poi un punto fermo del PSG campione di Francia. Purtroppo episodi come questo sono assai frequenti nel nostro calcio, e oggi si stanno pagando le conseguenze.
Ora, però, cerchiamo di analizzare a mente fredda le responsabilità di Prandelli: scegliere di affrontare la competizione calcistica più importante del mondo avendo in rosa ben nove calciatori come Perin, Paletta, Cassano, Parolo, Candreva, Darmian, Immobile, Cerci e Aquilani, bravi, ma con pochissima esperienza ad alti livelli maturata nei loro club (Genoa, Parma, Lazio, Torino e Fiorentina), è stato sicuramente un azzardo, come la decisione di cambiare modulo a torneo in corso. Meglio poi il tanto vituperato pragmatismo di Benitez, che crede ciecamente nel suo sistema di gioco e lo attua sempre, a prescindere da infortuni e squalifiche. Ma lui è un allenatore con un ricchissimo palmarès, Prandelli ancora no. Infine, mettere al centro del progetto tattico un calciatore “difficile” come Balotelli, si è dimostrato un autentico fallimento che lo stesso tecnico bresciano ha onestamente riconosciuto. Più grave, però, è l’aver creduto che potesse coesistere con Immobile.
A questo punto c’è solo da augurarsi che si studino presto nuove norme che costringano le società a impiegare in prima squadra più giovani sotto i vent’anni. Per quanto riguarda la scelta del prossimo c.t. della nazionale, è necessario che abbia due caratteristiche fondamentali: essere convinto della bontà del proprio credo tattico e avere una certa esperienza in campo internazionale.
Roberto Rey
 
Roberto Rey
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