“Capera” : attiva o passiva che sia e’ comunque internazionale !!!

La vacanza ha il compito di allontanare il pensiero dalle preoccupazioni del quotidiano; per quanto sia una fortuna potersi permettere questa sorta di rifornimento energetico, per molti l’allontanamento mentale dalla preoccupazione rappresenta un impegno tutt’altro che semplice!

La spiaggia (ovviamente popolata ma non sovraffollata) è uno di quei luoghi che può aiutare nell’intento: stesi al sole, costretti a cambiare ogni tanto posizione e quindi visuale per guadagnare un’abbronzatura omogenea, lo sguardo cade inevitabilmente sul panorama umano circostante e l’udito viene coinvolto.

Nel dialetto napoletano il termine “capera” indica una donna pettegola, alimentatrice dell’ “inciucio”,ovvero colei che s’impegna a diffondere fatti riguardanti altre persone riveduti e corretti dalla sua personale interpretazione. Il vocabolo risale a tempi assai remoti quando il compito dei mass media era assolto dalle parrucchiere che, girando di casa in casa per curare le complicate capigliature delle signore, intrattenevano le loro clienti raccontando ad una ciò a cui assistevano nella casa dell’altra e, spesso con eccellente maestria, lasciavano intendere che in un incontro successivo sarebbero state in grado di aggiornare anche sui successivi sviluppi delle vicende narrate.

Ebbene, osservando “la commédie humaine” che può offrire una spiaggia estiva è facile che sguardo e udito vengano rapiti da tante “capere” dagli accenti regionali più disparati.

Intanto si intuisce subito che le “capere” si dividono in due categorie:

– quella attiva (che comprende chi racconta e chi ascolta con intrigante interesse e si attiva subito nell’aggiungere particolari piccanti, divulgando la storia stessa).

– quella passiva (che comprende chi si limita a ricevere le informazioni senza apparente interesse soprattutto nel procedere nell’opera di divulgazione, almeno nell’immediato).

Man mano che acquisisce esperienza, l’osservazione del vacanziere si estende ad altri gruppi di persone che parlano altre lingue e facilmente intuisce dalla gestualità e dai giochi di sguardi, di voci e di toni che le “capere” sono internazionali perché evidentemente “tutto il mondo è paese”.

 

Marina Topa

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