CAPITONE E BUONE FESTE

Dunque, siamo al capitone. Anche come fatto temporale. Direttamente. Senza passare per i primi. E non come si dice, magari con una puntina di veleno, quando uno è arrivato alla fine: sta «alla frutta». Noi, con il Napoli siamo «al capitone». E senza veleno. Oppure, potremmo dire: alla zuppa di cozze, alla fritturina, agli ‘ammarielli. Al baccalà. Dipende da quelle che sono le tradizioni strettamente familiari e che spesso la fanno da padrone su quelle più ampie e napoletane veraci. Insomma, stiamo qua. A mezza classifica. Anche con il pranzo della festa.  Vuole dire che non abbiamo ancora cominciato il cenone delle vigilie di Natale o di Capodanno, che si voglia. E che parimenti ci pare di non avere iniziato nemmeno il campionato. Ecché vi credevate che la suonata non andava là. Per un bel po’ abbiamo taciuto. Tanto da meritarci il richiamo formale della «Capintesta». Anche se la partaccia era velata e seminascosto sotto il classico «come va? È da parecchio che non ti fai sentire. Stai bene? ». Il silenzio stampa nostro era derivato da un pensiero cattivo: vuoi vedere – ci eravamo detti – che stiamo troppo a criticare la squadra, le mettiamo gli occhi addosso … pressione psicologica (anche se ci lusingheremmo troppo a pensare che quelle quattro parole che scriviamo possano influenzare fior fiore di professionisti), gufiamo …  e tutto va a scatafascio? Nossignore. Anche senza parlarne, la squadra proprio non gira. Siamo stati capaci di resuscitare persino un povero diavolo, e pure mezzo morto, com’era diventato il Milan. Stasera incontriamo il Parma. Potrebbe essere il momento buono per cominciare ad avere “fame”, come dicono gli allenatori che vogliono vincere. Mangiamo tutto. Ingozziamoci pure. Non lasciamo niente. Nemmeno un poco di parmigiano. La data è importante: è l’ultima giornata dell’anno pallonaro. Il 2014 calcistico se ne va. Se ne riparlerà l’anno prossimo. Vorremmo chiuderla con un botto. Un sacco di palloni. Un  «Buone Feste» a tutti, tifosi e  giocatori. Almeno questo. Dopo il tracco di Don Raffaele Benitez che ha confessato d’aver avuto proposte allettanti da squadroni esteri e di aver deciso di restare al Napoli. Forse s’è innamorato della città? Come noi siamo innamorati della squadra. Ma, dice un proverbio nostrano che «a llavà a capa ô ciuccio ce pierde llacqua e ‘o ssapone». E non c’è problema. Sapone ne teniamo. Il ciuccio non si consuma. Laviamo, laviamo. Qualcosa cambierà.

Carlo Avvisati

Carlo Avvisati
Informazioni su Carlo Avvisati 51 Articoli
Giornalista

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