Carlo Ancelotti spiega il calcio: a tu per tu con i maestri del pallone

Carlo Ancelotti, Arrigo Sacchi e Pep Guardiola sono stati i protagonisti del Festival dello Sport di Trento, in cui non hanno mancato di raccontare le loro esperienze, vecchi aneddoti, ma soprattutto il loro personale modo di vedere il calcio.
Non sono mancate di certo le battute e i momenti divertenti, ma soprattutto il meeting di Trento è stata l’occasione per evidenziare lo scambio di vedute tra due filosofie di gioco totalmente agli antipodi; quella di Sacchi e del suo allievo dichiarato Pep Guardiola, esaltazione della bellezza e dell’estetica del calcio; e quella di Carlo Ancelotti, alla ricerca del bello ma non troppo.
Chi gioca bene vince? La fatidica domanda, oggetto nel calcio moderno di ampio dibattito, fornisce al tecnico di Reggiolo l’assist per definire la sua filosofia: “Se giochi bene hai più possibilità di vincere, ma nel calcio contano solo i gol fatti e subiti”.
Ancelotti, pragmatismo e bellezza: interessante capire come tanto gli abbia insegnato Niels Liedholm, vera chioccia dell’attuale tecnico azzurro e modello per evitare la pressione degli avversari e la gestione della partita; senza dimenticare lo stesso Arrigo Sacchi, maestro di tattica, di cui Ancelotti è stato vice-allenatore al Milan.
Com’è la gestione di Ancelotti? “Fa parte del lavoro relazionarsi con tutte le componenti, 25 calciatori ma una cinquantina di persone tutte importanti che fanno parte del gruppo e devi considerare importanti dai magazzinieri. La mia idea è responsabilizzare le persone e farle stare bene: bisogna tenere tutto sotto controllo, ma anche delegare.”
Esprimere il proprio carattere è l’unico modo per essere credibili; e Ancelotti ha ammesso che non sarebbe credibile se fosse rude, pur non nascondendo di arrabbiarsi per errori tecnici dei calciatori.
Carlo ispira fiducia, parola di Pep e di Sacchi, che non nascondono di invidiare all’italiano, oltre ai meriti sportivi e alla gestione dello spogliatoio, anche i capelli.
“Calcio italiano? Siamo rispettati all’estero, – chiarisce Ancelotti – anche se mancano un po’ di talenti, ma stanno saltando fuori alcuni bravi. La differenza è a livello ambientale, 9 anni all’estero tra Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, stadi nuovi e pieni, ma soprattutto rivalità sportiva, noi siamo rimasti indietro ancora con gli insulti. Non è rivalità, ma maleducazione e ignoranza. Bisogna fare qualcosa: a Londra non ho mai preso un solo insulto nonostante le tante rivalità, così come credo Pep a Manchester da tifosi United”.
Napoli per Ancelotti, oltre ad essere una città bellissima ed un club che ha potenzialità e voglia di crescere, è una famiglia; e Napoli è felice di aver finalmente accolto Carlo Ancelotti.

Massimiliano Pucino

Massimiliano Pucino
Informazioni su Massimiliano Pucino 220 Articoli
Collaboratore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*