CAZZIMMA SVIZZERA

La «cazzimma», secondo quanto scrivono i sapientoni de L’Accademia della Crusca, ovvero uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana, è letteralmente «innanzitutto la furbizia opportunistica; e colui che tiene la cazzimma è propriamente un individuo furbo, scaltro, sicuro di sé, è il dritto che sa cavarsela, anche se ciò comporta scavalcare gli altri. Ma il termine copre uno spettro di significati o, per meglio dire, di atteggiamenti ben più ampio. La cazzimma può infatti indicare anche semplicemente la ‘cattiveria gratuita’ …» etc etc etc…. Pare anche certo che il vocabolo sia di squisita radice napoletana. Insomma l’abbiamo inventata noi. Qua.  Ma  qualcuno ha cambiato le carte in tavola. Qualcuno ha girato il mondo sottosopra. Ieri, gli svizzeri sono diventati produttori di cazzimma e noi fabbricanti di cioccolato… amaro. Ecco qua. Se vogliamo dire come sono andate le cose a Berna,  non ancora ventiquattrore fa, tra il Napoli e gli Young Boys, non dobbiamo fare altro che prendere tutti gli aggettivi negativi, li frulliamo e poi tiriamo fuori dall’aggeggio elettrico il succo prodotto. Mettiamolo a bollire; facciamolo ridurre delle metà e … avremo il concentrato di una figura di … pessimo odore. E di ampia superficie. Diciamo pure europea. La partita ultima del Napoli nell’Europa league è stata la sintesi perfetta di una sera da incubo. Tutto è stato perfetto. Preciso. Svizzero, potremmo dire. Da parte della squadra avversaria, però. Persino il punteggio: due a zero. È stato un classico. Senza strafare. Con una squadra che non gira, anche i «ragazzi» (questa è la traduzione italiana di Young Boys. Se poi prendiamo quella napoletana allora la cosa diventa ancora più tragica: ‘e ccriature) hanno gioco facile.  Manca di idee, il nostro azzurro. Ed è inutile recriminare sul rigore non concesso. Ché quando le cose stanno così, l’azzurro si scolora sino a diventare grigio. E poi nero. Gli svizzeri, invece, erano colorati. D’azzurro. anche se avevano le maglie di un giallo a righe nere … impossibile da digerire. Tipo vespe, diciamo. E come le vespe ci hanno trafitto con il pungiglione. E ci hanno anche gonfiato, là dove è entrato. Pensate che tenevano persino uno che si chiamava Sutter, come la cromatina: per farci neri. É facile rispondere, adesso, a «palle ferme» – e fredde –  grazie, sono svizzeri. Il fatto è che i veri napoletani stasera erano loro. Quelli che tenevano la «cazzimma», così tanto invocata da don Benitez, erano  gli svizzeri. Prima hanno controllato, poi hanno colpito. E alla fine, quando pareva che il Napoli potesse ridurre  a un solo goal il passivo … la cazzimma svizzera, precisa, fredda, dura ha fatto il resto. Ppò! È arrivato il secondo schiaffone, alla fine. Da uno che abbiamo fatto emigrare da Salerno e che di cognome fa  Bertone e di nome Leonardo. Che pennellata, quel tiro a uccellare l’ultimo difensore napoletano. E questo ha reso la serata ancora più amara di un pezzo di cioccolato senza zucchero. Difficile dire come si può fare per risalire la china. Nessuno ha la bacchetta magica. Forse bisognerà tornare a lavorare con umiltà e pensare di essere quello che effettivamente si è. Altrimenti hai voglia di quanti chili di cioccolata napoletana e amara bisognerà mangiare prima di poterci presentare da qualche parte, in Europa. Ma anche dalle nostre parti, sarà mica tanto facile andare a disputare incontri e a vincerli. Senza sudare sangue e trasudare cazzimma.

Carlo Avvisati

Carlo Avvisati
Informazioni su Carlo Avvisati 51 Articoli
Giornalista

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