Ceferin: “Mai più un Europeo itinerante”
Il presidente della UEFA Aleksander Ceferin è tornato a parlare del format dell’Europeo itinerante, come riporta Calcio e Finanza, spiegando di non avere intenzione di riproporlo in futuro. Lo ha dichiarato ai microfoni della BBC, in avvicinamento al match tra Italia e Inghilterra, finale di EURO 2020.
«Non lo sosterrei più», ha esordito il presidente della Federcalcio europea a BBC Sport. Parlando con il redattore sportivo della BBC Dan Roan in un episodio speciale del podcast di EURO 2020 “The Sports Desk”, Ceferin ha ammesso che il formato è stato «troppo impegnativo». Ceferin ha poi aggiunto che «in un certo senso, non è corretto che alcune squadre debbano percorrere più di 10.000 km mentre altre debbano percorrere solo 1.000 km. Non è giusto per i tifosi, che dovevano essere a Roma un giorno e a Baku quelli dopo, che sono quattro ore e mezza di volo. Abbiamo dovuto viaggiare molto, in paesi con giurisdizioni diverse, valute diverse, paesi dell’Unione Europea (UE) e non UE, quindi non è stato facile».
«Era un formato che è stato deciso prima che entrassi [in carica] e lo rispetto. È un’idea interessante ma è difficile da implementare e non credo che lo faremo di nuovo», ha aggiunto. Le partite di EURO 2020 si sono svolte a Londra, Glasgow, Amsterdam, Copenaghen, San Pietroburgo, Siviglia, Monaco di Baviera, Baku, Roma, Bucarest e Budapest.
Bocciato in pieno quest’esperimento voluto fortemente da Platini, Calcio e Finanza aveva provato a calcolare le distanze che alcune Nazionali più di altre avrebbero affrontato. Prendendo in considerazione soltanto la fase a gironi, alcune Nazionali, si è calcolato, avrebbero affrontato vere e proprie odissee, nel giro di pochissimi giorni. Si prenda l’esempio della Polonia. Inserita nel Gruppo E con Spagna, Svezia e Slovacchia, la Nazionale di Lewandowski e compagni con debutto il 14 giugno a San Pietroburgo contro la Slovacchia, per poi fare le valigie e volare a Siviglia per giocare il 19 contro la Spagna, salvo poi tornare il 23 a San Pietroburgo per l’ultima sfida contro la Svezia.
Quasi 9.000 km di volo in nove giorni, cinque ore di aereo ogni spostamento (sempre che si riesca a organizzare un volo diretto). All’inizio avrebbe dovuto esserci Dublino al posto della città russa, ma la rinuncia da parte del governo irlandese ha portato a scegliere San Pietroburgo, dall’altra parte del continente, che già ospitava alcune partite del Gruppo B.
Non va certamente meglio alla Svizzera. Gli Elvetici, avversari di Italia, Turchia e Galles nel Gruppo A, con debutto il 12 giugno a Baku contro il Galles, poi lo spostamento a Roma per giocare il 16 contro gli Azzurri, e di nuovo verso Baku per affrontare la Turchia il 20. Anche loro, quasi 9.000 km di spostamenti, più di 5 ore di volo ogni volta (anche qui, sempre che si possa effettuare un volo diretto), due ore di fuso orario tra una città e l’altra. Considerando, tra l’altro, che Baku è più vicina a Teheran e Baghdad di quanto non lo sia rispetto a qualsiasi altra città di Euro 2020.
Non è stato facile nemmeno per Slovacchia e Svezia, a spostarsi da Siviglia a San Pietroburgo una sola volta, o per Galles e Turchia, da Roma a Baku: si tratta sempre, in ogni caso, di distanze paragonabili a una trasferta da New York a Los Angeles. Soltanto Italia, Danimarca, Olanda, Inghilterra, Spagna e Germania potranno permettersi il lusso di non spostarsi da casa propria per disputare le partite.




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