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Cento giorni di stile “made in Spalletti”

Cento giorni e Luciano Spalletti ha rotto l’argine di diffidenza pur comprensibile considerando gli ultimi anni che sono stati di sogni infranti. Cento giorni per mettere il timbro sul Napoli e su Napoli. Durante la conferenza stampa, la domanda a lui rivolta ‘se sia cambiato il giudizio su Napoli dopo il furto della Panda’, è stata didascalica: ” Per gioco – ha chiarito Spalletti –  ho visto cosa succede in Italia, vengono rubate circa 100mila auto l’anno, 300 al giorno in tutta Italia, non capisco perché si voglia fare una parentesi per Napoli, è una roba che bisogna andare alla prossima domanda”.

Una lezione a tutti i napoletani per dir loro “vogliatevi bene, stimatevi”: ed è quello che in cento giorni ha dato Spalletti alla squadra azzurra al di là dei risultati in campo.

E questo pomeriggio inizia il secondo round di un campionato che ha seguito i tempi della vendemmia come quella del tecnico toscano che sulle colline di Montaione (Fi) ha fatto nascere il Bordocampo, un sangiovese doc.

Con il Milan in vetta alla classifica, sono in tanti che attendono il tonfo e Spalletti esordisce:  “Adesso viene veramente il bello fra campionato ed Europa League? Sì, è un po’ come dare seguito. Non si vedeva l’ora di vedere la reazione della squadra dopo la sconfitta di ko, poi Firenze, poi adesso dovremo vedere cosa succederà. Ma finora son sempre stato rappresentato come una fabbrica di fantasmi. Siete spaventatori professionisti voi. Ora si parla di Insigne che non può andare avanti senza mettere la firma, secondo voi: lo leggo tutti i giorni. Poi si dice: ‘Ora si vedrà nelle prossime partite cosa si farà’. Calendario alla mano, abbiamo partite molto ravvicinate che potrebbero creare qualche difficoltà. Al di là di qualche dettaglio, abbiamo una rosa che ci permette di andare in contro a periodi difficili come questo”.

Una risposta che dovrebbe mettere a tacere tutti se “tutti” sanno guardare i punti in classifica raggiunti fin qui dalle dirette avversarie del Napoli. Anche ieri la sconfitta dell’Inter pone interrogativi sui 17 punti raggiunti, ma anche la vittoria del Milan è stata una pallina della roulette che ha trovato il numero.

Ivan Juric ha messo le mani avanti avendo già subito 4 sconfitte da Spalletti quando guidava il Genoa, tuttavia ha saputo riconoscere che” il Napoli  ha vissuto diversamente ogni partita. li pressi alti e trovano spazio, stai basso e hanno giocatori tecnici nel palleggio”. Soltanto uno studio attento può far giungere a questa analisi.

Dunque tocca al tecnico del Napoli trovare l’equilibrio in questa settimana che vale la contesa in vetta alla classifica ma anche la permanenza in Europa League. E allora, per un tecnico che da appena cento giorni ha dovuto adeguarsi alla legge dei 5 cambi, l’ingresso in squadra di Mertens offre una variabile nuova anche per lui. E così spiega:  “ Con i 5 cambi i titolari non sono più 11, ma sono solo nelle menti di chi vuole cercare il dubbio dei calciatori. Ci sono i titolari dei 60 minuti ed i titolari dei 35′, loro possono risolverla in qualsiasi momento e quindi hanno la stessa importanza di chi ha la maglia all’inizio”.

Altra lezione quantomeno di stile, tale come la risposta a chi gli chiedeva se fosse Meret il predestinato visto che Ospina può essere stanco: “Il problema di Meret in campo perché Ospina è in ritardo, vi sembra di fare un complimento a Meret? Sembra che giochi solo perché l’altro è in ritardo, non perché è del livello di quell’altro. Il discorso è diverso, avrà più spazio perché se lo merita, non perché c’è un problema. Un problema non c’è. L’altra volta c’era bisogno, è sceso ed è andato in campo, pur non sapendo bene dov’era tra fuso e viaggi, ora perché tutto questo problema? Sono tormentoni per voi, per me sono evoluzioni, possono avvicendarsi, valutazioni in base a ciò che accade in campo”.

Terza lezione di stile ma soprattutto grande rispetto verso i giocatori che tolta la tuta sono uomini.

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