Chi, come noi, ha il cuore dipinto d’azzurro: quattro chiacchiere con…Maria Nazionale

Una serie di interviste, più o meno serie, con persone provenienti da realtà diverse che hanno un unico fattore in comune: la passione per la squadra di calcio di Parthenope. Scrittori, letterati, filosofi, poeti, matematici, attori, cantanti, ex calciatori, sportivi, ma – se capita – anche wags e, perché no, genitori, nonni, zii e parenti tutti, insomma, basta che respirino, ogni giorno e proattivamente, i colori azzurri.

14 album pubblicati dal 1986, duetti canori con Nino D’Angelo e Francesco De Gregori, attrice di teatro ma anche di cinema – con una nomination, nel 2009, al David di Donatello come attrice non protagonista per il film Gomorra di Garrone – a proposito di donne che parlano di calcio, le quattro chiacchiere me le concede Maria Nazionale, cuore e voce di Napoli, la prima donna che ha accettato di lasciarsi intervistare da una emerita sconosciuta sulla sua squadra del cuore, per la quale gioisce e soffre, esattamente come noi. Unico neo: tifa Napoli, ma mette le mani avanti e dice di non esserne molto informata.

Maria, allora, non posso esimermi dal chiederti, come prima cosa, in che modo interpreti questo momento di difficoltà del Napoli, che idea ti sei fatta?   “Beh, io non dico proprio nulla, non mi esprimo in merito perchè si fa troppo rumore, tutti parlano di questa storia, ma non sappiamo i fatti come stiano realmente. Quello che posso dirti è che penso solo che adda passà presto ‘a nuttata!”

Bene, un po’ di amarcord: dove eri quando il Napoli vinse il suo primo scudetto?  “A fare festa! Ho vissuto una enorme festa di strada, una cosa che non avevo mai visto in vita mia. Con sensazioni che non ho mai più riprovato, anche in altre circostanze. Festeggiare lo scudetto del Napoli per la città non è stato come una grande festa di paese, non è stato come una festa legata ad un grande concerto. Ho provato una sensazione talmente forte vedendo gente di tutte le età scendere per strada : giovani e anziani, tutti con un unica grande euforia ed un’energia addosso pazzesca. E’ stato bellissimo! E poi, oltre a questo, ho un ricordo ironico abbastanza curioso che mi ritorna in mente, soprattutto verso la fine del campionato, quello delle finte casse da morto con su il manifesto funebre della squadra avversaria. Dopo le partite con qualche squadra blasonata, se il Napoli vinceva, partivano i cortei funebri. Quanta ironia in quegli anni…io credo che l’ironia vinca sempre, poi se non ti arriva perche sei permaloso…è un problema solo tuo”.

Ok, lo scudetto del Napoli richiama una domanda classica. Anzi, solo un nome: Maradona.   “Beh, io ti rispondo con una sola parola: grande. Posso definire solo così un calciatore che resterà nella storia del calcio. E posso definirlo anche come un vero e proprio artista del pallone. Per me tecnicamente quello che lui faceva non puoi impararlo, è un dono e devi averlo per natura. E’ questo ciò che caratterizza principalmente un’artista. Insomma, l’artista è una cosa a sè, non puoi ripeterlo e neanche imitarlo. Messi e Ronaldo sono dei grandi calciatori, dei fuoriclasse. Ma Maradona è e rimarrà unico”. A volte guardo suoi vecchi video e resto ancora senza parole!”.

Dimmi il nome di un calciatore del Napoli di oggi che per te può essere rappresentativo.  “Non posso…e non voglio. Anzi, non riesco proprio a vederlo e, secondo me, in questo preciso istante non lo trovo neanche. Posso sembrare disfattista ma al momento non c’è un giocatore che io possa considerare rappresentativo. Io vedo la squadra in toto, mi piace parlare del gruppo piuttosto che dei singoli calciatori”.

E del Presidente Aurelio De Laurentis, cosa ne pensi?  “ Ah beh, del buono c’è, non me la sento di buttare tutto a mare. Bisogna rendersi conto del fatto che lui ha preso il Napoli dalla serie C (…e meno male che non era molto informata… n.d.r.) riportandolo in pochi anni ai vertici. Ha avuto coraggio, bisogna elogiarlo. E’ semplice per chi rileva una situazione facile da gestire. De Laurentis, invece, ha rischiato con coraggio. Ed è stato pure bravo, visti i risultati. Lo rispetto molto. Qualcuno dice che lui spesso ha solo venduto i calciatori, che ci guadagna, ma lui è un imprenditore quindi è normale che possa vendere”.

Eh, ma con questa situazione esplosiva in casa pare che a giugno se ne vadano via in parecchi, Marì e come la mettiamo se non compra?  Beh,oggi i ragazzi più famosi sono comunque più che trentenni. Secondo me è arrivato il tempo di fare qualche acquisto anzi, direi almeno due. Bisogna prendere due giovani , ma che siano già anche strutturati. La cosa piu difficile è proprio quella però: prenderne di giovani e già affermati. Non è facile. Finora ha preso dei ragazzi che poi sono esplosi, ma il nome di grido adesso ci vuole. Atrimenti rischia di non essere credibile e i tifosi, ovviamente, possono avere dubbi sul suo operato”.

In assoluto, la prima volta che hai messo piede al San Paolo te la ricordi?  “Si, la mia prima volta al San Paolo mi ci portò Nino D’Angelo…non posso dirti l’anno preciso nè quale fosse la partita, ricordo solo che in quella occasione il Napoli vinse”.

Maria, un’ultima domanda, il pareggio ad Anfield col Liverpool di ieri…può essere l’inizio di una schiarita? Sono contenta per ieri sera e si, spero tanto che stia iniziando a passà a nuttata…” .

Simona D’Orso

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