Chi, come noi, ha il cuore dipinto d’azzurro: quattro chiacchiere con…Maurizio De Giovanni

Una serie di interviste, più o meno serie, con persone provenienti da realtà diverse che hanno un unico fattore in comune: la passione per la squadra di calcio di Parthenope.
Scrittori, letterati, filosofi, poeti, matematici, attori, cantanti, ex calciatori, sportivi, ma – se capita – anche wags e, perché no, genitori, nonni, zii e parenti tutti, insomma, basta che respirino, ogni giorno e proattivamente, i colori azzurri.

Pali, traverse, arbitri confusi, sfighe varie, ammutinamenti e siamo nel pieno di una crisi senza precedenti. Ma le interviste vanno avanti e mi imbatto in uno dei personaggi più competenti di pallone che abbia mai incontrato in vita mia. Si, perchè il papà del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, lo scrittore Maurizio De Giovanni, oltre a sfoggiare sul cuore come tutti noi una indelebile macchia azzurra – che lo porta anche ad essere un interlocutore perfetto per questo momento – di calcio ne capisce davvero.

Maurizio, a caldo, un tuo pensiero su tutta questa situazione che sembra un incubo: “ E’ una situazione senza precedenti, non ricordo nulla del genere, non solo nella storia del Napoli, ma nella storia del calcio. Una società che emana un provvedimento, non proprio disciplinare, ma di gestione della squadra e l’allenatore che con chiarezza dice di non essere d’accordo. E la squadra che si ammutina, di fatto, senza che la società abbia revocato il provvedimento: la trovo una cosa grave. Non so dirti la distribuzione delle colpe, ma mi sembra impossibile che una società non riesca a dare un provvedimento disciplinare. E sicuramente Ancelotti ha legittimato il comportamento della squadra dicendo di non essere d’accordo. Chiaramente non so se fosse stato chiamato prima a concordare il provvedimento o se se lo sia trovato anche lui tra capo e collo, ma credo che un dipendente debba sempre accettare le direttive della società per cui lavora, nell’ambito delle legittime competenze. Insomma, per una volta pur non essendo aziendalista, stando a ciò che si vede, credo che le responsabilità minori siano proprio in capo alla società”.

A proposito, parlando di allenatori, sei stato sarrista? –Si. E lo dico senza vergogna, credo che il Napoli di Sarri sia stato il Napoli più bello che si sia visto in maglia azzurra. Io ricordo il Napoli dei due scudetti, ero piccolissimo ma ricordo il Napoli di Vinicio, quello di Benitez, quello di Mazzarri. Ma credo che il Napoli di Sarri sia stato il piu bello in assoluto. E’ pur vero che non abbiamo vinto nulla ma a tre giornate dalla fine ancora ci giocavamo il titolo. Quindi sono stato sarrista non in quanto tifoso di Sarri ma come tifoso del Napoli. In verità non mi interessa chi sia l’allenatore del Napoli, così come non credo che chi abbia giocato o allenato il Napoli, se cambia squadra nel calcio di oggi diventi necessariamente un apostata. Io credo che il Napoli di Sarri tecnicamente fosse anche molto inferiore a quello attuale, ciò nonostante riuscivano ad esprimere un gioco che non abbiamo piu visto. Il Napoli di oggi, invece, ha un modulo di gioco che tiene fuori ruolo parecchi calciatori, essendo privo di centrocampisti centrali e non avendo nè regista nè trequartista che consentirebbero l’utilizzo del 4-3-3 o del 4-2-3-1. Quindi ha problemi ad inserire nel proprio modulo tutte le mezze ali e tutti gli attaccanti esterni che invece si ritrova e che sono perfetti, ad esempio, per il 4-3-3. Nel 4-4-2 poi, Insigne da esterno è fuori ruolo. Zielinsky e Fabian non sono centrocampisti centrali e non riescono a tenere la posizione, non marcano. Questo è il problema del Napoli”.

Quindi un po’ di responsabilità per questo momento particolare è ascrivibile anche a Carlo Ancelotti? – “La responsabilità di Ancelotti è quella di aver dichiarato all’inizio della stagione Mercato da 10 competiamo per vincere il campionato, confermato poi anche dal presidente e dal capitano della squadra. Ma a distanza di due mesi possiamo dire che la lotta per il vertice è conclusa: nemmeno il più ottimista dei tifosi può pensare che il Napoli possa recuperare 10 punti all’Inter e 11 alla Juventus, perchè oltretutto è settimo oggi, con sei squadre avanti. E non esistono alibi e non c’è sfortuna che tenga, o pali e traverse. E neanche bisogna appellarsi agli arbitri, che sono sicuramente incompetenti, ma sia a vantaggio che a svantaggio”.

Oibò…e Giacomelli? – “Lui è stato inadeguato, non ha saputo gestire minimamente la situazione, non ha avuto la capacita di rendersi conto di ciò che stava avvenendo. Ma la sua incapacità non è collegabile al fatto che esista un complotto per far perdere lo scudetto al Napoli, anche perchè tutti i punti persi non sono solo frutto di complotto o di sfortuna. Puoi avere sfortuna in una partita di campionato, non in dodici incontri”.

Chiudiamo con la situazione attuale e raccontami, piuttosto, dov’eri quando il Napoli vinse per la prima volta lo scudetto? “Allo stadio. Ero un dei fortunati allo Stadio San Paolo e ricordo quel momento meraviglioso e come la città si trasformò subito dopo! Quando ci penso mi viene una nostalgia enorme e mi dispiace per i miei figli che non hanno avuto la fortuna di vivere una cosa del genere. Mi auguravo potessero viverla prima o poi, ma il sistema calcio attuale (che si basa sul denaro investito) credo non possa piu prevedere una vittoria come quella del Leicester in Inghilterra. Il massimo che può avvenire è che un’Atalanta vada a disputare la Champions”.

Concludendo, mi racconti un aneddoto particolare, curioso che ti riguarda relativamente alla tua passione per il Napoli?“Vedi, io mi sono dato un vero e proprio DASPO. Nel senso che vedo la partita a casa e non vado allo stadio perchè ritengo di avere comportamenti penalmente rilevanti, di non essere civile (e ride…n.d.r.), e siccome la mia immagine vorrei rimanesse in qualche modo apprezzabile la vedo a casa con persone che non hanno interesse a denunciarmi (moglie, figli ecc.) . Inoltre, inizio ad essere riconoscibile: andando al San Paolo perderei in un paio di volte tutti i lettori….dunuque è meglio non andare!”.

Simone D’Orso

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