“Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli. Non c’è altra via.” Forse la massima più iconica di Luciano Spalletti, summa del suo carattere e della sua personalità. Il tecnico di Certaldo è un allenatore di polso, descritto con tratti quasi mussoliniani nel documentario “Mi chiamo Francesco Totti”. Un allenatore “all’antica”, formatosi sui campi di provincia: prima come calciatore (all’apice della sua carriera, con Lo Spezia in Serie C1), poi da allenatore. Il suo percorso in panchina comincia infatti all’Empoli nel lontano 1995, e subito centra una doppia promozione dalla C1 alla A. Dopo alcune altalenanti esperienze con Sampdoria, Venezia, Udinese ed Ancona, comincia la sua ascesa tra le “big” quando viene richiamato dai friulani nel 2003. In tre anni, arriveranno due qualificazioni all’Europa League ed una prima, storica, qualificazione Champions.
Ma è sulla panchina della Roma che Spalletti diventa veramente grande. Ad oggi, resta l’ultimo allenatore ad aver portato dei trofei nella sponda giallorossa della capitale (due Coppe Italia, una Supercoppa italiana). Riceve due premi come miglior tecnico della massima serie. Conduce la squadra a tre secondi posti. Arriva ai quarti di Champions, eliminando con una doppia vittoria il Real Madrid. Sono anni in cui Roma e la Roma sognano il quarto scudetto. Dietro ai successi, però, c’è una storia di amore ed odio con lo spogliatoio ed in particolare con il capitano, Francesco Totti. Che nei quattro anni con Spalletti è sempre il miglior realizzatore della squadra in Serie A, ma sente anche la propria leadership incrinata dalla personalità ingombrante dell’allenatore.
Dopo il sesto posto nella stagione 2008-2009, Spalletti lascia la capitale dopo le prime due sconfitte rimediate nella successiva stagione. Ma non resta con le mani in mano. Nei successivi 5 anni allena lo Zenit San Pietroburgo, vincendo per due volte il campionato, e per una volta Coppa e Supercoppa di Russia. Rientra a Roma nel gennaio 2016, e la stagione successiva riporta i giallorossi nell’altissima classifica: totalizzando 87 punti, realizza il record di punti della Roma in campionato, così come il record di goal (90).
L’ultima tappa della sua carriera si chiude a Milano, sponda nerazzura. Con l’Inter ottiene due qualificazioni in Champions in due anni, riportando i nerazzurri nella massima competizione europea dopo 7 anni. In questo momento, tutti gli indizi lasciano presagire una sua imminente firma con i colori azzurri. Spalletti può essere l’allenatore giusto per confrontarsi con le pressioni dell’ambiente partenopeo e per mettere ordine dopo una stagione in cui si è speso tanto a livello emotivo e mentale. Parlano per lui le sue esperienze ed i suoi titoli. Ed anche le sue conferenze stampa…