Chiaro ed evidente VAR, o quasi

L’oblio è la vera salvezza del campionato: dopo 38 gare vince chi è più forte. E non bastano i dossier a dimostrare il contrario, o meglio a dimostrare che alcune decisioni arbitrali, pur se prese in buona fede, possono compromettere la corsa a due o tre per un obiettivo: salvezza, Europa o scudetto che sia. Con la VAR poco o nulla è mutato e l’unica certezza “tecnologica” resta l’introduzione del goal line Tehnology che ha impedito che fossero convalidati o annullati gol come accadde ad esempio in un Napoli – Fiorentina quando Higuain segnò un gol che soltanto Damato e l’assistente d’area Di Bello non videro.
Perché dunque non si consente, (o non si vuol consentire) che la VAR possa far chiarezza su situazioni che possono mutare il risultato e la classifica? Negli ultimi due anni, a voler spulciare, al Napoli sono stati negati rigori solari che, magari il risultato vincente non mette in evidenza. Al contrario, una situazione eclatante come quella in Roma-Inter ha fatto esporre Totti che si è chiesto se Fabbri (addetto al Var) “stesse à vedè n’altra partita”. Avesse segnato la Roma? Quale risultato sarebbe scaturito? Magari la sconfitta dei nerazzurri, fin qui protetti dalla dea bendata oltre ogni auspicio. E se al Napoli, contro il Chievo fosse stato concesso il primo e/o il secondo rigore evidente? Già la classifica mostrerebbe una scala più armoniosa.
Per quel che riguarda la dizione: l’anno scorso il protocollo prevedeva il possibile intervento del VAR in caso di “chiaro errore” da parte dell’arbitro, quest’anno è invece “chiaro ed evidente errore“. Potrebbe sembrare che sia cambiato poco, ma in realtà si è limitato non poco il campo di applicazione, e non è un caso che avendolo capito Rizzoli lo abbia anche sottolineato in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport a luglio, dicendo che in questa stagione il VAR sarebbe intervenuto soltanto in episodi eclatanti.
Ogni settimana in Italia emerge una nuova polemica sul corretto utilizzo del Video Assistant Referee, lo strumento che finalmente avrebbe dovuto portare chiarezza e trasparenza nel nostro campionato. È l’epoca della trasparenza, almeno chiacchierata ma poco applicata. Dove tutto deve essere lecito, per stroncare sul nascere ogni retro-pensiero. “Il calcio italiano continua ad essere un pallone gonfiato che non vuole perdere antichi privilegi, è il retaggio di un controllo quasi assoluto esercitato dai pochi sui molti, come nell’Ancient Regime ” come scrive Antonio Minervini, giornalista di TuttoNapoli
“Rendere pubbliche le comunicazioni degli arbitri –come suggerisce lo stesso Minervini- potrebbe ridare dignità ad un calcio italiano oramai malato di prevedibilità?” Nel frattempo Čeferin ha annunciato, a partire dagli ottavi, l’esordio del VAR in Champions League: ma questa, si spera, sarà un’altra storia.

Massimiliano Pucino

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