CO CORE DINT’O ZUCCHERO

Oltre la partita e oltre il risultato restano forti sane emozioni

Non succede sempre, ma Napoli stamattina si è svegliata di buon umore. Il ricordo recentissimo metteva in fila i movimenti di tante azioni e ogni tifoso aveva una ricostruzione. In tanti hanno rivisto la partita registrata per capire quello che nel momento in cui succede non comprendi, travolto dall’emozione o dalla paura. Questa mattina, nei tanti bar la stessa scena: un coro tra chi parlava più forte se il gol mancato di Callejon era più grave del rigore non concesso. In banca tre signore, estranee al calcio, hanno iniziato a protestare contro il cassiere che discettava con due clienti sulla buona fede di un signore livornese con casacca da arbitro. Così il giornalaio voleva vendere il solito quotidiano sportivo al solito Juventino con la solita faccia di peste, oggi più solita del solito: “Ecco a voi. Ieri vi siete divertito? Per fortuna avete pareggiato”. “Non verrò mai più quì”. “Assà fa dio” – ha detto il giornalaio – mettendo in fila gli estranei del calcio in attesa del giornale Tv o di cucina, per concionare, ciaciarsi, arricrearsi, ripercorrendo quei novantacinque minuti di passione. Quando è iniziato il secondo tempo, la fiducia c’era, eccome, ma chi ama il pugilato, quello serio dei grandi campioni soprattutto italiani (o napoletani, vero Oliva?) , chi ama il ring insomma, ha pensato più a un uppercut che a un gol. Appena comincia il secondo tempo dopo una prima parte tanto equilibrata, manco il tempo di un goccio di caffè borghetti, che subito, sinistro-destro: a terra. Montante, ovvero colpo sferrato dal basso verso l’alto, vale a dire che Marek dal basso e Lorenzo dall’alto hanno steso i viola. Dopo la partita è cambiata e gli azzurri potevano pure farci stare un poco quieti, ma per un thriller perfetto non poteva che andare com’è andata.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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