Comincia con De Laurentiis la nuova èra del Bari, dal fallimento alla serie A

Aurelio De Laurentiis è da oggi patron del Bari calcio che in seguito al fallimento, ripartirà dalla serie D salvo qualche possibile ripescaggio per meriti sportivi e tenterà in tre anni la cavalcata fino alla serie A.
“Bari non sarà mai una appendice del Napoli – ha detto De Laurentiis – e, per fugare questo timore ho convinto mio figlio Luigi – che non si è mai interessato di calcio – ad interessarsi del Bari. Poi ho chiamato Arrigo Sacchi per chiedergli di essere consulente e sentito Filippo Galli per seguire il vivaio”, ha specificato De Laurentiis.” E magari la parte tecnica potrebbe essere affidata ad una vecchia conoscenza come Edy Reja.
Parte dunque la nuova avventura per il presidente del Napoli che guarda al futuro con grande lungimiranza nonostante una parte di tifosi continui a dissentire con post e striscioni offensivi. “Ho fatto fare un’indagine dalla Nielsen – ha spiegato De Laurentiis – sulla tifoseria del Napoli. I tifosi veri sono 40 milioni di persone. I tifosi del Napoli, come seconda squadra, sono 120 milioni. Non mi posso preoccupare dei dissidenti, che vengono allo stadio e che potrebbero non condividere le modalità, perché hanno ancora un concetto di possesso che non appartiene più al calcio di oggi.”

La visione del presidente del Napoli che arriva dal mondo del cinema, riesce ad essere svincolata dalla clausura di certe leggi che continuano a rendere più forte i forti chiudendo ad altri l’accesso. E nella conferenza stampa, il presidente De Laurentiis non ha risparmiato critiche al mondo del calcio: “Per vent’anni in Lega non siamo stati capaci di fare uno statuto corretto. Con l’arrivo di Miccichè, che ha capito tutti i problemi e cosa c’è da fare, può cambiare la situazione, confido molto in lui: ci manca la capacità di modificare quei campionati che non si possono più sopportare e supportare economicamente. Negli anni ’80 eravamo in 16, non si capisce perché oggi siamo in 20, visto che tutte le tv non vogliono trasmettere certe partite che diventano un peso”. Poi una stoccata alla volontà di creare le seconde squadre: “Squadre B? Quello è soltanto un assist fatto alla Juventus che non sa come piazzare i suoi 45 giocatori che ha in più.”  Infine perché è giunto alla decisione di rilevare il Bari: “Nella mia idea c’era quella di comprare una squadra in Belgio e una in Portogallo che non hanno limiti di extracomunitari, comunque il calcio va tolto dalle mani dei politici del calcio. Della Figc potremmo farne benissimo a meno, lì si formano caste per votare. Chiediamo al Coni, che ha oggi in mano la Figc, la corretta reimpostazione di una federcalcio che sia al servizio del calcio. Altrimenti ci potremo affidare direttamente a qualcun altro come in Inghilterra, non abbiamo bisogno di dipendere dalla federcalcio”.

E comincia con un dossier di 35 pagine il dettagliato progetto con un investimento iniziale di 3 milioni, via via a crescere; il restyling dello Stadio San Nicola; 8 formazioni giovanili, il rilancio del settore femminile e tante iniziative anche di marketing per l’asse Bari-Napoli che diventi una forza capace di competere con il potere calcistico del Nord.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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