De Laurentiis e il Napoli tra presente e futuro.

 

Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. Quest’aforisma di Oscar Wilde è particolarmente congeniale per descrivere le interviste del patron del Napoli De Laurentiis, spesso provocatorie, sicuramente mai banali. Domenica 24 marzo, prima di entrare al vertice organizzato dalla FIGC con una delegazione di investitori cinesi, De Laurentiis ha rilasciato delle dichiarazioni che vale la pena analizzare.

De Laurentiis ha innanzitutto confermato la sua stima per Carlo Ancelotti. Nelle sue parole, “il bilancio per il Napoli è positivissimo perché con un cambio di allenatore si cambia mentalità di gioco”.
D’altra parte, non è un mistero il suo rapporto di “amore e odio” con il precedente allenatore, Maurizio Sarri. Nonostante i 91 punti ed un rapporto solidissimo con la tifoseria ed un nucleo di 13-14 giocatori, De Laurentiis non apprezzava del tecnico toscano-napoletano alcune caratteristiche del suo gioco; in primis, la gestione delle coppe europee. Quest’anno Ancelotti, nell’ottica del Presidente, ha portato un approccio nuovo nelle competizioni europee, grazie alla sua esperienza e carisma. Il Napoli europeo di Ancelotti è più conscio dei propri mezzi – e dei propri limiti. Il tecnico di Reggiolo ha sicuramente accantonato una parte dei meravigliosi meccanismi offensivi sarriani per un sano pragmatismo, che ad oggi sta ripagando: quarti di finale in Europa League, con una qualificazione agli ottavi di Champions sfumata per differenza reti in un gruppo proibitivo. De Laurentiis, che non fa mistero di preferire palcoscenici internazionali, non può che apprezzare.

In secondo luogo, De Laurentiis non amava la scelta di Sarri di affidarsi sempre allo stesso “undici”, con solo due-tre ricambi che avevano l’occasione di dimostrare le loro qualità. Nel corso dell’intervista, il Presidente ha colto l’occasione per ribadirlo: “E’ stato un anno dove abbiamo, grazie ad Ancelotti, sperimentato tutte le potenzialità di tutti i giocatori che avevamo a disposizione”. Al di là dei risultati sportivi nel breve periodo, a De Laurentiis interessa anche forgiare futuri campioni. Ancelotti ha spesso utilizzato (in partite non di cartello) giocatori come Ounas, Rog, Luperto, Younes, Verdi: seconde linee che in una squadra allenata da Sarri avrebbero avuto meno spazio.
Grazie a queste rotazioni, ha proseguito De Laurentiis, “abbiamo anche fatto tesoro di chi è più corretto per un gioco ancelottiano e chi invece, pur essendo un grandissimo campione di grandi prospettive, forse è meglio che giochi da qualche altra parte”. Nessun rimandato a giugno, dunque. La Gazzetta ha fatto dei nomi di possibili partenti: in cima alla lista, Diawara, Simone Verdi e, forse un po’ a sorpresa, Adam Ounas. Di certo tutti i giocatori avranno le loro chances per conquistarsi la permanenza da qui a giugno, a maggior ragione dal momento che il sogno scudetto è ormai sfumato. In ogni caso, si ha l’impressione che l’anno prossimo vedremo un Napoli “Ancelottiano” al 100%.

Infine, non poteva mancare una proposta per internazionalizzare la Serie A. De Laurentiis ha infatti proposto: “Io approfitterei del mese di agosto per iniziare con qualche assaggio di qualche nostra partita di cartello in giro per l’Europa. Se ci potessimo far dare un bellissimo stadio a Parigi, un altro a Londra, un altro a Berlino o a Madrid o a Barcellona perché non cominciare lì il nostro campionato? Non tradiremmo i tifosi perché sarebbero tutti a mollo e in quel mese abbandonano le città”. Il dibattito sulle partite giocate all’estero da sempre divide i tifosi, tra chi vuole cavalcare l’onda della globalizzazione calcistica e chi ritiene fondamentale il radicamento territoriale. De Laurentiis ha da tempo scelto la sua strada – anche se per il momento, la FIGC non sembra essere così lungimirante.

Claudio Urciuolo

Claudio Urciuolo
Informazioni su Claudio Urciuolo 70 Articoli
Collaboratore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*