Ma “il detto chi ben comincia” ha una motivazione psicologica molto evidente in questo tecnico che per due anni è stato lontano dal calcio. Due anni infami condizionati dalla pandemia e dalla mancanza di pubblico. Due anni che hanno modificato il modo di seguire la squadra dalla panchina con milioni di orecchie a sentire. Con un Var molto più attento di quando due anni fa lasciò l’Inter e con la nuova regola di cinque sostituzioni che per un tecnico significa vincere o perdere una partita. Rientrare era un rischio che ha accettato perchè pulsava.
E Luciano Spalletti ha iniziato ad assaporare l’adrenalina che dà il campo, sin da gennaio, quando fu contattato da De Laurentiis. Da gennaio segue una squadra che già era sua nel giorno della presentazione quando disse : “ Da quando mi hanno detto che sarei stato l’allenatore, non ho mai tolto gli occhi da questa squadra che mi piace e mi assomiglia.”
Chiunque ricorda Spalletti all’Inter: sembrava felice com’è ora? Sembrava coinvolto come ora? Sembrava in simbiosi con i nerazzurri come con l’azzurro? E’ arrivato in questa squadra che aspettava solo d’essere guidata ma in un ambiente molto diffidente nei suoi confronti. E lui ha ammaliato tutti un passettino alla volta trasmettendo la sua adrenalina falsamente composta. E’ un gran professionista – e si vede – ; sa leggere la partita – e si vede -; non lascia nulla d’intentato – e si vede-. Ma ha qualcosa in più degli altri: ha un entusiasmo che può indispettire e offendere persone come Allegri, perfetti, freddi glaciali professionisti.