Draghi lavora per la finale a Roma, ma l’Uefa nega
L’altalena Covid con variante Delta preoccupa la Gran Bretagna che doveva riaprire già da due giorni e che invece rimanda ancora. Una settimana inquietante, una pausa, tante incertezze che restano e che per ora, costringono a rimandare al 19 luglio. Intanto prosegue Euro 2020 e Wembley che dovrà (dovrebbe) ospitare il gran finale è stato oggetto di discussione del presidente del Consiglio Mario Draghi durante la conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca, Angela Merkel: “No alla finale degli Europei in un paese dove i contagi crescono rapidamente. Lavoriamo per le finali a Roma“. Ha fatto seguito il tweet della sindaca della Capitale, Virginia Raggi:“Spostare la finale degli Europei a Roma? Siamo pronti. Dopo il successo dell’apertura di UEFA2020, Roma e Italia hanno dimostrato di saper organizzare grandi eventi internazionali”.
Tuttavia la Uefa, in una nota scrive: “La UEFA, la federazione inglese e le autorità inglesi stanno lavorando a stretto contatto con successo per organizzare le semifinali e la finale di EURO 2020 a Wembley e non ci sono piani per cambiare la sede delle partite.”
Sull’ipotesi di spostare la finale di Euro 2020, oggi si era esposto anche il presidente della Figc Gabriele Gravina: “Non ci sono le condizioni per poter pensare, sotto il profilo organizzativo, ad una final four a Roma o a Budapest”, togliendo quindi molti dubbi circa la possibilità di un eventuale stravolgimento da parte della UEFA.
Il fatto che a Budapest ci sia un ‘liberi tutti’ con 60mila spettatori e senza mascherine è un tema che sta attirando molta attenzione ma anche molta preoccupazione. Ci sono una serie di verifiche in atto per capire che tipo di effetti possa generare nell’arco dei 15 giorni. La Uefa non strizza l’occhio a Budapest ma ad altre realtà. Io sottolineo il grande senso di responsabilità che il nostro Paese ha posto per la tutela della salute dei tifosi”.




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