L’ultima palla giocata al 120° minuto è stata quella di Di Lorenzo che ha spazzato via per il triplice fischio di Taylor. Mezz’ora ad alta tensione dopo una gara che ricordava non poco Napoli-Verona. E fosse stato possibile il 23 maggio giocare i tempi supplementari, chissà…
Ma oggi si parla d’Italia con la sua forza e la sua fragilità che alla fine, ha meritato il viaggio a Monaco dopo aver sconfitto un avversario molto più ostico di quanto gli azzurri si aspettassero. Per l’Austria già il superamento del girone poteva rappresentare un traguardo e ciò ha permesso loro di scendere in campo con la mente sgombra. Non così per l’Italia che non aveva ombrelli come nei gironi e proprio Lorenzo Insigne aveva detto: “Adesso viene il bello”. Anche se il timore che diventasse “brutto” c’è stato, eccome. Fin quando non è stato annullato il gol, l’Italia ha tremato. Ma anche dopo non è riuscita a dare ordine alle azioni, rischiando di subire più di proporre. Dal Sud al Nord, l’Italia nel momento di tensione altissima, si palesa fragile ed emotiva, ma l’Austria che minuto dopo minuto ha assaporato la possibilità di far sua la partita, ha fallito almeno tre volte il colpo da KO sparando alto. Bella, brutta, emozionante, noiosa: Italia-Austria è stata una prova di maturità superata con grandi difficoltà e non tutti hanno brillato.
“L’abbiamo portata a casa perché abbiamo meritato – ha dichiarato Mancini ai microfoni Rai -; prima o poi il gol dovevamo prenderlo, ci sta. Nel primo tempo potevamo segnare un paio di gol, poi nella ripresa c’è stato un po’ calo fisico, il campo era pesante. L’abbiamo vinta grazie ai giocatori che sono entrati con la mentalità giusta e l’hanno risolta, chi è uscito aveva dato tutto. Avevamo bisogno di gente fresca, Chiesa e Pessina sono stati bravissimi, ma tutti, anche chi è entrato dopo. Lo sapevo sarebbe stata la partita più difficile, forse più ancora della prossima nei quarti anche se il blasone delle squadre sarà diverso”.