Emerson Palmieri: il Napoli attende e conta sui buoni rapporti con la Zarina
La cessione di Emerson Palmieri al Napoli passa per Marina Granovskaia che è il Chief Executive Officer del Chelsea, ovvero rappresenta il potere esecutivo che la Zarina ha saputo gestire nel modo migliore. Con il Napoli ha un debito di riconoscenza per aver saputo depistare a suo tempo Jorginho dal Manchester City verso il Chelsea. Un’operazione che indispettì il Man City al punto da richiedere Koulibaly, sogno di Guardiola, attraverso agenti senza voler mai sedere al tavolo delle trattative con Chiavelli (sosia di Granovskaia) e De Laurentiis.
Oggi il Napoli è lì a chiedere Emerson Palmieri che ha manifestato la sua preferenza nel poter giocare con Spalletti che gioca con la difesa a 4: l’Inter intanto sorveglia anche se sembra aver ripiegato su Marcos Alonso più adatto al modulo di Inzaghi. Per ora non si mette ancora nero su bianco ma l’ideale stretta di mano c’è con il Napoli che cercherà di capire quali margini di manovra possano esserci oltre il costo del cartellino (sui 20 milioni) soprattutto sull’ingaggio che è di 4,5 milioni. Però Emerson Palmieri ha il contratto in scadenza nel 2022 e Ciro Venerato, giornalista Rai, intervenuto a Kiss Kiss Napoli ha dichiarato: “Il sogno del Napoli è che il Chelsea allunghi il contratto di Emerson, oggi in scadenza nel 2022, così il Napoli può prenderlo in prestito oneroso, come per Bakayoko, di circa un milione, con un prezzo già stabilito per il diritto di riscatto per allettare il Chelsea. Ma ad oggi i Blues non sono disposti a farlo e vogliono venderlo solo a titolo definitivo. Ma il mercato è lungo”.
Comunque Giuntoli sta sondando altri profili come Reinildo Mandava del Lille e Gabriel Gudmundsson del Groningen che ha appena 22 anni. E’ ancora presto per tirare le somme anche se è rischioso aspettare. Questa pomeriggio (ore 18) Emerson giocherà titolare nella partita dell’Italia con il Galles: non gioca Insigne per dargli un turno di riposo, così non si può “provare” l’eventuale futuro, ma, come per Locatelli e Berardi, i gioieli in vetrina fanno schizzare il titolo.




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