Esiste un’occulta regia nell’affare Sarri?

Chi è il grande regista della fiction che si sta costruendo attorno a Maurizio Sarri?

Difficile individuare una mente così sopraffina, facile comprendere che la querelle farà male solo al Napoli.

Le due posizioni espresse in pubblico dai due protagonisti appaiono chiare ma in molti ci stanno ricamando sopra.

Il presidente parla dopo tanto silenzio e lo fa a ruota libera, entrando nel merito delle scelte e della gestione del tecnico.

L’allenatore ai microfoni del dopo Napoli – Torino rispolvera la splendida poesia di Rudyard Kipling “Se” e mette le mani avanti puntualizzando che senza particolari rivoluzioni non è necessario ripartire con un nuovo ciclo.

Le due posizioni appaiono divergenti tranne a chi, per amore del sano realismo, azzarda ad una risoluzione che preveda una convenienza reciproca al posto di una rottura deflagrante.

Attorno a queste posizioni chiare ed evidenti è nato uno zibaldone di interventi dove chi più ne ha più ne mette.

Per alcuni Sarri ha già deciso da tempo di andare via, mentre il presidente ha già un accordo con un sostituto; altrimenti non avrebbe parlato in quel modo in conferenza stampa. Per altri il problema è la volontà di smantellare la squadra senza fare un mercato all’altezza.

Poi c’è il partito di quelli che parlano dei meriti del tecnico e, contemporaneamente, ne evidenziano i difetti che avrebbero convinto De Laurentiis a lasciar andare il toscano.

E continuando, c’è chi parla di giocatori già con la valigia in mano pronti ad andare via solo perché lo farebbe prima di loro l’allenatore.

Quest’ultima affermazione è quantomeno stravagante. In un mondo, quello calcistico, nel quale non esistono bandiere c’è ancora chi crede a queste cose e non si rende conto che i calciatori ed i loro manager sono pronti ad abiurare la fede sbandierata in precedenza di fronte ad un nuovo contratto plurimilionario.

Solo il tempo ci dirà almeno quale sarà la soluzione di questo torbido balletto, magari senza fornircene le reali spiegazioni e motivazioni.

Il problema è che il tempo a disposizione è limitato. Se qualcuno vuole rifinire al meglio un progetto che ha portato il Napoli a sfiorare il bersaglio grosso deve iniziare a farlo da subito, prima che finisca il campionato. Tutto questo per anticipare le mosse degli altri, per spiazzare chi si gongola dopo l’intervento del presidente e per evitare un’estate piena di notizie ipotizzate, poi date ed infine smentite.

Il Napoli è una realtà del calcio europeo, sarebbe il caso di evitare di offrire il fianco a chi gradirebbe vederla ritornare alla preistoria del prima e dopo fallimento.

Giovanni Gaudiano

Giovanni Gaudiano
Informazioni su Giovanni Gaudiano 751 Articoli
Giornalista

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