Fattacci in bianconero, ricorrenti e preoccupanti

 

Diecimila euro di multa e il tifoso juventino può togliersi lo sfizio di inneggiare al Vesuvio com’è stato anche durante la partita di Coppa Italia Juventus-Genoa. Unico pensiero, Napoli; unica capacità, odiare; unica certezza, l’impunità.

E’ di pochi giorni fa anche la ‘carezza’ per Andrea Agnelli che pur vedendo confermata la condanna per il caso dei biglietti in mano alla ‘ndrangheta (come rivelato dall’inchiesta Alto Piemonte), può riprendere il suo posto e può ufficialmente rappresentare la società dopo appena tre mesi, rispetto ai 12 della condanna. Qualche ritocco alle multe e tutto è tornato al suo posto.

Peccato che in terra juventina non sia nato un altro Roberto Saviano per raccontare dei fattacci in bianco e nero. Nel 2014, due striscioni ricordavano la tragedia di Superga, (di fronte alla quale Maurizio Sarri mai dimentica di rendere omaggio), nel modo consueto dei fanatici razzisti: “Quando volo penso al Toro”; “Solo uno schianto”.

Nel 2015 due ultras juventini furono condannati a 2 anni di reclusione per la violazione della Legge Mancino’93 perché secondo la Procura, gli ultrà col braccio alzato rappresentavano una manifestazione esteriore proprio dei gruppi fascisti.

Nel settembre 2016, allo Juventus Stadium, gruppi ultrà cantavano “Faccetta nera”.

settoreNell’ottobre scorso, durante Juventus – Lazio, è apparso uno striscione non autorizzato settore 1, fila 3, posto 12, tutto da decifrare e attraverso le immagini di videosorveglianza, sono stati individuati e denunciati dalla Digos 11 tifosi del gruppo Viking. Lo striscione conteneva in sé un codice numerico 1312, ovvero le lettere “acab” che è un acronimo di “all cops are bastard” (tutti i poliziotti sono bastardi). Da qui una “severissima” condanna al Daspo.

Il 17 dicembre scorso, un’ora prima che iniziasse Bologna-Juventus, una marcia ordinata e preparata di 50 fascisti sono sfilati su via Porrettana sotto gli occhi delle forze dell’ordine, cantando e scandendo me ne frego della galera, camicia nera trionferà” a due passi dalla curva ospiti dedicata ad Arpad Weisz, allenatore ebreo ungherese ucciso ad Auschwitz nel ’44.

Fattacci che non possono consentire di etichettare una città nobile come Torino, malavitosa, razzista, ignorante e schiava della ‘ndrangheta e delle squadracce di camicie nere. Fattacci che i torinesi subiscono perché esiste la Gomorra mondiale.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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