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Febbre Napoli, finalmente come nel passato

Sale la febbre, finalmente. E gli azzurri in ritiro all’Hotel Palazzo Caracciolo dalla serata di ieri, sono stati attesi e circondati come accadeva nel passato. Non sono arrivati in bus ma alla spicciolata così che tutti si siano sentiti acclamati e applauditi fino al boato finale, quando è arrivato Luciano Spalletti. Arrivato in estate in punta di piedi tra la diffidenza di tifosi che negli ultimi anni sono stati defraudati dei sogni, Spalletti ha tracciato un segno sul passato per uno sguardo al futuro. Un futuro di tecnica, intelligenza, duttilità, fantasia, estro, audacia, ma soprattutto di passione. Stranamente non è stato lui a ricevere la passione azzurra dai tifosi, ma è stato lui a ricrearla, a restituirla. Dalla diffidenza al sogno che si rinnova.

Dalla folla che attendeva si è levata una voce, “Ma lo vinciamo lo s……”E a quella voce Spalletti ha opposto un sorriso. Questo, per i tifosi, è il momento di scendere in campo e, come ha detto Aurelio De Larentiis: “Se il pubblico è il 12esimo uomo, Spalletti è il 13esimo.”

Contro il Verona, contro la diffidenza, “contro tutti coloro che sono contro”, con gli ultras che (forse) riempiranno la curva per far sentire agli azzurri la febbre che sale, la strada verso…continua.

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