Focus sulle avversarie di Champions, episodio 10: lo Zenit San Pietroburgo di Sergej Semak

 

Città da oltre cinque milioni di abitanti, San Pietroburgo (già Leningrado e Pietrogrado) può essere considerata la capitale culturale di Russia, nonché la metropoli situata più a Nord del mondo. A differenza di Mosca, sede di diversi club calcistici (otto club professionistici, di cui quattro nella massima serie), a San Pietroburgo lo Zenit non ha rivali. La scorsa stagione, lo Zenit ha strappato il pass per la Champions vincendo il campionato con 64 punti (frutto di 20 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte), ben otto in più delle inseguitrici Lokomotiv Mosca e Krasnodar. Lo Zenit è allenato da Sergej Semak, ex calciatore che chiuse la carriera proprio nel club di San Pietroburgo. Semak è al primo incarico importante della sua carriera da allenatore: in precedenza, era stato il vice allo Zenit e per la nazionale russa. Nel 2017-2018 conduce l’Ufa al sesto posto della Russian Premier League, che gli vale la chiamata da parte dello Zenit per sostituire il partente Mancini.

Il cammino in Europa. Lo scorso anno lo Zenit ha disputato l’Europa League, dato il deludente piazzamento in campionato (quinto posto). Dopo aver eliminato Dinamo Minsk e Molde si è qualificato per la fase a gironi. Il sorteggio è stato benevolo: inserito nel gruppo con Slavia Praga, Bordeaux e Copenaghen, i russi hanno vinto il giron con undici punti. Ai trentaduesimi, l’avversario è il Fenerbahçe. Dopo la sconfitta in Turchia per 1-0, lo Zenit ribalta la situazione con un perentorio 3-1 tra le mura amiche. Ai sedicesimi, però, non riuscirà a recuperare lo svantaggio: il Villarreal vince per 3-1 in Russia e per 2-1 in casa, condannando lo Zenit all’eliminazione.

La chiave tattica. Nella passata stagione, Semak ha fatto affidamento su due moduli: il 4-4-2 ed il 4-2-3-1. In entrambi i casi, la linea della difesa rimaneva invariata, presidiata da veterani come Smolnikov e Zhirkov. Nel 4-4-2, i due mediani si occupano di dare protezione alla difesa, mentre agli esterni (Driussi e Rigoni) era richiesto di spingere molto, tanto da diventare due attaccanti quando lo Zenit occupava la metà campo avversaria. Nel 4-2-3-1, tale libertà di svariare è lasciata al trequartista (Musaev o Kuzyaev), entrambi con un’ottima visione di gioco. In entrambi i casi, lo Zenit cerca di imporre il proprio gioco, dal 1’ al 90’. Le ali hanno il compito di allargare le maglie della difesa il più possibile, e di generare occasioni. Semak punta molto sulle sovrapposizioni sulle fasce, avendo anche in Dzyuba un formidabile ariete offensivo. In fase difensiva, lo Zenit difende con un 5-3-2, con il mediano Barrios che si abbassa sulla linea dei difensori, e i due esterni che diventano mezzali.

I top players. Lo Zenit è un club costruito per vincere in campionato, ma pur abituato a frequentare i maggiori salotti europei del calcio, non è ancora al livello delle big di Europa. Ad eccezione del neoacquisto Malcom, nessun giocatore supera il muro dei venti milioni di valutazione. La rosa è comunque di buon livello, un mix di veterani, soprattutto in difesa (Ivanovic, Rakitskiy, Smolnikov, Zhirkov) e giovani promesse, come Driussi e Azmoun. Quest’ultimo, vero e proprio idolo nel paese natale, l’Iran, è un classe 1995 con un ottimo futuro davanti: è già stato capocannoniere del campionato russo, e con l’esperto Dzyuba della nazionale russa, forma un temibile tandem offensivo.

La prossima stagione. La “prossima stagione” dello Zenit è già realtà, in quanto in Russia siamo già alla quinta giornata. Lo Zenit ha ripreso così come aveva terminato la passata stagione: da schiacciasassi. 4 vittorie, un pareggio, 9 gol fatti e due subiti. Lo stile di gioco è rimasto invariato, ma alla rosa della passata stagione è arrivato come rinforzo dal Barcellona Malcolm, cercato anche dalle big italiane. Un investimento di circa quaranta milioni, con un finale amaro: i tifosi dello Zenit hanno protestato, dal momento che nel club, a loro parere, non dovrebbero giocare calciatori neri. Purtroppo, ancora nel 2019, le cronache di razzismo sono all’ordine del giorno. In Russia, così come in Italia…

Claudio Urciuolo

Claudio Urciuolo
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