Focus sulle avversarie di Champions, episodio 2: il Manchester City di Pep Guardiola

Dopo il Liverpool di Klopp, il Manchester City di Guardiola (https://www.contropiedeazzurro.it/focus-sulle-avversarie-di-champions-episodio-1-il-liverpool-di-juergen-klopp/)

Partiamo da un numero: 608. Tanti sono i milioni di euro spesi dal team di Manchester nelle ultime tre stagioni per migliorare la propria rosa. Un budget sconfinato, a disposizione di uno degli allenatori più vincenti di tutti i tempi: Pep Guardiola. Sembrerebbe quasi una formula matematica: eppure, a quanto pare, eccellente guida tecnica più grandi investimenti non dà come risultato vittoria in Europa. Per tre volte, il City è stato eliminato ai quarti contro avversari alla portata (Monaco, Liverpool e Tottenham). Che sia la quarta la volta buona per Guardiola, o il catalano lascerà il club? I rumors si fanno sempre più insistenti, ma Pep non dovrebbe lasciare la panchina dell’Etihad Stadium.

Il cammino in Europa. Dopo aver stravinto il girone (13 punti ed una sconfitta, differenza reti +10), a dire la verità non proprio difficile con Lione, Shaktar Donetsk ed Hoffeneim, agli ottavi il City si è sbarazzato dello Schalke 04 con un punteggio complessivo di 10-2. Ai quarti ha pescato un avversario sulla carta abbordabile, il Tottenham. Nonostante i londinesi chiuderanno a 27 lunghezze dal Manchester City in campionato, sono stati in grado di eliminare una delle papabili favorite alla vittoria finale, vincendo in casa per 1-0 e perdendo il ritorno all’Etihad Stadium per 4-3. Come è stato possibile che tanto divario in campionato non si sia tradotto nel passaggio del turno?

La chiave tattica. Guardiola è celebre per il suo stile di gioco, consacrato ai tempi del Barcellona: il “tiki taka”. In poche parole, un possesso sfiancante che puntava a creare ed occupare un buco difensivo lasciato dalle difese avversarie, disorientate dalla fitta rete di passaggi. Ma con il suo approdo in terra inglese, Guardiola ha apportato un’evoluzione al suo gioco, senza tradire i suoi principi fondamentali. Nel suo 4-3-3 c’è sia tecnica e spazio per la giocata, quanto l’abilità dei giocatori di seguire lo spartito dell’allenatore. Il portiere, Ederson, ha importanti compiti di impostazione: dal momento che Guardiola cerca di far impostare l’azione già nella tre quarti difensiva, al portiere è demandata una regia pulita, fatta di appoggi ai difensori o lanci lunghi sulle fasce. E’ possibile fare un paragone con il Reina della gestione Sarri: il portiere diviene un regista difensivo a tutti gli effetti. Anche ai difensori sono deputati ad impostare: specialmente Stones e Laporte, i più raffinati dal punto di vista tecnico. Nel caso il mediano e la mezzala siano marcati, il difensore porta palla oltre la metà campo e cerca il passaggio sulle fasce. Altrimenti, il lancio lungo non è un tabù: perfino Guardiola ha ceduto alla tentazione di muovere palla velocemente e saltare il primo pressing avversario. Fondamentali sono i movimenti delle mezzali, che hanno licenza di buttarsi negli spazi o di andare incontro al pallone, e delle ali, che possono partecipare all’azione e lanciare le mezzali o ricevere in profondità. La prima punta, Agüero, possiede uno straordinario mix di intelligenza tattica, tecnica e fiuto del gol: la punta ideale per questa squadra. Una squadra potenzialmente perfetta, padrona del possesso palla, con un grande allenatore: cosa è mancato? Probabilmente un po’ di fortuna (contro il Tottenham, un fortunoso gol subito da Llorente con il braccio, ed un gol annullato per pochi centimetri a tempo scaduto), ma la ragione profonda è un’altra. Il City nei momenti clou ha mancato di concretezza, specchiandosi un po’ troppo nella propria superiorità. Anche nel match contro il Tottenham che ha segnato la fine del cammino europeo, il City non ha concretizzato una evidente superiorità statistica (66% del possesso; 20 tiri ad 11).
Inoltre, la difesa non è proprio solidissima. A differenza del Liverpool, il City ha un centrocampo meno fisico, e dei difensori meno bravi nell’uno contro uno. Queste lacune, unite ad uno strano “timore reverenziale” nell’affrontare scontri diretti, ha determinato l’eliminazione di una squadra che ha tutto per vincere.

I top players. Difficile scegliere i migliori di una squadra composta da grandissimi giocatori. Ederson in porta si è definitivamente consacrato tra i migliori al mondo. De Bruyne, è forse il centrocampista più completo in circolazione. Sterling ha migliorato il proprio feeling con la porta, mentre Agüero da anni continua a mantenere una media gol fenomenale. A parere di chi scrive, la rivelazione dell’ultima stagione è stato Bernardo Silva. Arrivato in sordina (seppure pagato più di 50 milioni), il portoghese è diventato un perno dell’undici titolare, ha segnato 7 gol in campionato, ed ha saputo adattarsi al calcio inglese puntando su dinamismo e tecnica, lui che non è un gigante (173 cm). Un rendimento replicato anche con la maglia della nazionale portoghese, con la quale ha appena vinto la Nations League ed il titolo di miglior giocatore della competizione.

La prossima stagione. Naturalmente il City della prossima stagione dipenderà dalla permanenza di Guardiola. In caso affermativo, il Manchester perseguirà la ricerca di trofei attraverso l’idea di gioco ormai consolidata dell’allenatore catalano. Un’altra incognita, altrettanto minacciosa, è l’attesa sentenza del TAS riguardanti presunte irregolarità nell’aggirare i paletti posti dal Fair Play Finanziario. Il club rischia anche l’esclusione dalle competizioni europee (ma non il blocco del mercato): il sogno Champions potrebbe fermarsi ancor prima di scendere in campo.

Claudio Urciuolo

Claudio Urciuolo
Informazioni su Claudio Urciuolo 67 Articoli
Collaboratore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*