Focus sulle avversarie di Champions, episodio 4, il Paris Saint Germain di Thomas Tuchel

Fondato nel 1970 tramite la fusione di due club minori, il Paris F.C. e lo Stade Saint-Germain, il Paris Saint Germain domina da diversi anni il campionato transalpino. Eppure, per gran parte della sua storia, il PSG aveva dovuto spesso cedere il passo a club più blasonati e vincenti come Lione, Saint Etienne e Marsiglia: fino al 2011, la bacheca dei trofei contava due Ligue 1, otto coppe di Francia, tre coppe di lega francese, e due supercoppe. In campo internazionale, il Palmarès si limitava ad una Coppa delle Coppe (1995-96) e una Coppa Intertoto (vinta in finale contro il Brescia nel 2001). Nel 2011, la svolta: l’emiro del Qatar Nasser Al-Khelaifi, presidente del fondo sovrano “Qatar Investment Authority” (335 miliardi di fatturato nel 2017), acquista il club e ne diviene presidente. Da allora sono arrivati sei vittoria in campionato, quattro in coppa di Francia, cinque in coppa di lega, sei in supercoppa. Tanto il club ha dominato in campionato, quanto ha faticato in Champions: i parigini non sono mai andati oltre i quarti di finale, nonostante le tante campagne acquisti faraoniche. La scorsa stagione, Al-Khelaifi ha puntato su un tecnico dalle idee chiare e dall’idea di calcio brillante, il tedesco Tuchel, in totale controtendenza rispetto ai precedenti allenatori più di stampo “manageriale”. Ma le cose non sono cambiate, ed anche in questa stagione il PSG è rimasto a bocca asciutta in campo europeo.

Il cammino in Europa. Superato il girone con qualche difficoltà, nonostante il primo posto e la differenza reti di +8 (sconfitta a Liverpool e pareggio interno con il Napoli arrivato a pochi minuti dalla fine), il PSG ha pescato il Manchester United agli ottavi. Una sfida ampiamente alla portata dei francesi, ma la “maledizione” Champions colpisce ancora una volta i francesi, i quali sono eliminati con un incredibile 1-3 casalingo, in una partita da 4 tiri in porta ed il 27% del possesso palla da parte dei Red Devils.

La chiave tattica. Prima del PSG, Tuchel si era guadagnato la fama di allenatore in ascesa con il Borussia Dortmund. Raccolta l’eredità di Klopp, Tuchel aveva vinto con i gialloneri una Coppa di Germania nel 2017, con un gioco più orientato al possesso palla che alla verticalità del precedente tecnico. Tuchel però è tutt’altro che rigido, e tende a trovare soluzioni specifiche che si adattino al gioco dell’avversario. Il PSG ha iniziato la stagione con il 4-3-3 adottato anche nella precedente stagione da Emery, ma Tuchel ha presto iniziato a sperimentare: in Champions si è vista la difesa a 3 con due mediani, e poi un 4-2-3-1 con licenza di svariare per Neymar e Di Maria, che potevano trasformare lo schieramento in un 4-3-2-1. Dopo le difficoltà nella doppia sfida con il Napoli (e a causa dei numerosi infortuni), Tuchel è tornato a giocare con la difesa a 3 (3-4-2-1) per poi giocarsi la partita con il Liverpool con un inedito 4-4-2 in fase di possesso. Insomma, i parigini sono stati la squadra più camaleontica tra le big di Champions, e non si sono mai cristallizzati su un unico modulo, anche a causa della rosa corta (il che suona quanto meno paradossale). A frenare il PSG è stato alla fine l’aspetto mentale: nonostante la grande esperienza internazionale della rosa (basti pensare a Buffon in porta), nelle due partite decisive nel quale le cose sono iniziate a mettersi male la squadra non è stata capace di reagire (1-3 con il Manchester United e sconfitta ai rigori contro il Rennes in finale della Coppa di Francia).

I top players. Neymar è di sicuro la stella più luminosa di una squadra di campioni. Croce e delizia dentro e fuori dal campo, sono note le spaccature che avrebbe portato all’interno dello spogliatoio, e anche il rapporto con la società si è rapidamente deteriorato. Ma in campo comanda lui: a lui sono passati i palloni che “scottano” di più, è lui il leader tecnico della squadra. Thiago Silva e Marquinhos costituiscono la colonna difensiva della squadra; Verratti l’indispensabile metronomo, Cavani e Mbappé i finalizzatori. La classe e l’esperienza dell’undici titolare non è seconda a nessuno, eppure non sono state sufficienti ad evitare un’annata conclusa con la vittoria della sola Ligue 1.

La prossima stagione. Nonostante l’annata deludente, il PSG sembra intenzionato a proseguire con Tuchel, che, pur avendo sbagliato la doppia sfida con il Manchester, ha tirato fuori il meglio dalla rosa in molte partite. La rosa potrebbe sì, subire grandi modifiche: Buffon, Rabiot e Dani Alves hanno già salutato, Nkunku sembra destinato al RB Lipsia. Molto del mercato dei francesi dipenderà da Neymar: il brasiliano ha esternato a più riprese il suo malcontento, e vorrebbe tornare al Barcellona, club europeo che l’ha lanciato. In caso di cessione, sarà interessante scoprire come sarebbero investiti gli almeno 200 milioni del suo cartellino: sicuramente la rosa avrebbe bisogno di qualche ritocco a centrocampo ed in difesa. Sarabia (Siviglia), Allan (Napoli) e Tonali (Brescia, un’operazione à la Verratti) sono nomi caldi per il centrocampo, mentre in difesa il sogno è De Ligt dell’Ajax. Per la seconda stagione, Tuchel non avrà scusanti: in un campionato già vinto in partenza, la Champions è destinata ad essere nei prossimi anni l’unico obiettivo dei rossoblu.

Claudio Urciuolo

Diana Miraglia
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Giornalista

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