Focus sulle avversarie di Champions, episodio 7: il Barcellona di Ernesto Valverde.

 

Una vita all’Athletic Bilbao, ed infine, a coronamento della sua carriera di allenatore, la chiamata del Barcellona: ad Ernesto Valverde devono piacere i club con una forte tradizione ed identità. D’altra parte, difficile rifiutare il Barcellona. La prossima sarà la terza stagione in blaugrana; nelle prime due, sono arrivate due Liga, una Copa del Rey ed una Supercoppa. Un bottino importante ma che in Catalogna è considerato “il minimo sindacale”: all’appello manca la Coppa dalle grandi orecchie, la Champions League. Nella stagione 2017-2018, il cammino in Champions si fermò ai quarti, all’Olimpico di Roma, dove i blaugrani dilapidarono un vantaggio di 4-1 perdendo 3-0. Quest’anno, un’altra eliminazione che ha dell’incredibile: il 4-0 ad Anfield Road nella semifinale di ritorno, contro il Liverpool che avrebbe poi alzato la coppa. Solida in campionato, schizofrenica in Champions: la squadra di Valverda dovrà lavorare soprattutto sull’aspetto mentale per provare a vincere fuori dai confini spagnoli.

Il cammino in Europa. Inserito nel giron con Inter, Tottenham e PSV, il Barcellona vince in scioltezza in girone, ipotecando il primo posto già dopo 3 giornate grazie alle vittorie a White Hart Lane contro il Tottenham (2-4) e a domicilio contro l’Inter (2-0). Nel girone di ritorno arriveranno altri 5 punti, frutto di due pareggi (1-1 a San Siro, 1-1 in casa contro il Tottenham) ed una vittoria in casa del PSV (1-2). Agli ottavi, il Lione viene superato senza troppe difficoltà: dopo lo 0-0 dell’andata in Francia, 5 gol mettono al tappeto i transalpini al Camp Nou. Ai quarti, un altro avversario non proibitivo, il Manchester United, fresco di vittoria ai danni del PSG. Lo 0-1 di Old Trafford spiana la strada al successo blaugrana in casa, per un complessivo 4-0. La semifinale con il Liverpool ha tutti i presupposti per una grande doppia sfida, ed il pronostico viene rispettato: il 3-0 del Camp Nou, con una prova di livello assoluto di Leo Messi, è un risultato tanto generoso (il Liverpool sfiora più volte la via della rete, restando sempre in partita) quanto “sicuro”. Ed invece, la storia si ripete: i Reds schiantano il Barcellona per 4-0 al ritorno, in una partita senza storia.

La chiave tattica. La squadra di Valverde è figlia della visione del club. Ogni allenatore che arriva al Camp Nou ha un’incredibile eredità da dover gestire. A Barcellona, un occhio è sempre volto nella ricerca della continuità rispetto alle squadre che hanno segnato la storia recente del calcio. Van Gaal. Rijkaard, Guardiola, Luis Enrique, hanno ormai dato l’imprinting al club ed ai suoi giocatori più rappresentativi. Filosofia non è uguale a rigidità: il calcio cambia, ed il Barcellona deve adattarsi. Partendo dal 67% di possesso in media con Pep Guardiola, passando per il 64% di Luis Enrique, con Valverde si è arrivati al 61%. Il merito è anche degli avversari – sempre più organizzati tatticamente e con un piano partita. Ma parte della spiegazione risiede in un diverso approccio alla gara. Dalla ricerca del dominio lungo i 90’ dell’era Guardiola, con Valverde si è passati ad un approccio più pragmatico. La squadra si affida a Messi e ne segue i ritmi, ed è capace di rallentare e lasciare il possesso agli avversari per risparmiare energie. Anche la stessa rosa non ha più la fisionomia di una volta. La generazione d’oro dei canterani, Xavi, Iniesta, Busquets, Messi, Puyol, Piqué è praticamente irripetibile, e il club cerca sempre più di affidarsi a campioni già formati (Coutinho, Suarez, Rakitic) o a future stelle (Dembélé). I veterani Piqué, Busquets e Messi costituiscono la spina dorsale di una squadra in una particolare fase di transizione, dove agli schemi vengono talvolta preferite le giocate individuali.

I top players. I top players sono sempre di casa a Barcellona e questa squadra non fa eccezione. Dover salutare, nel giro di pochi anni, Xavi, Iniesta e Puyol e rimanere altamente competitivi è un chiaro segnale che i successori stanno dando un grande contributo. Rakitic a centrocampo è ormai una certezza del Barcellona e della nazionale croata, con la quale è arrivato fino ad una finale mondiale. Busquets continua ad essere uno dei centrocampisti più sottovalutati del panorama europeo, ma la sua costanza e pulizia di gioco ne fanno un uomo chiave anche per Valverde. In attacco, c’è l’imbarazzo della scelta: senza neanche contare Lionel Messi, Suarez ed il nuovo arrivato Griezmann sono due attaccanti di livello mondiale, mentre, nonostante i tanti soldi spesi per loro, Coutinho e Dembélé ancora devono dimostrare al pubblico del Camp Nou di cosa sono capaci.

La prossima stagione. Due cocenti eliminazioni di fila dalla Champions sono già troppe, avrà pensato il presidente Bartomeu, dal momento che la campagna acquisti è cominciata in grande stile. Senza considerare i sempre più insistenti rumors riguardanti il possibile ritorno del figliol prodigo Neymar, il vero colpo dell’estate è l’acquisto di Griezmann per circa 120 milioni di euro. Un investimento importante giustificato dal talento e dalla voglia del francese, pronto a formare con Messi un attacco semplicemente devastante. E non deve passare sotto traccia l’acquisto del gioiellino De Jong, dall’Ajax, per 75 milioni. Il Barcellona fa sul serio, ed anche l’anno prossimo avrà pochi rivali nella corsa alla Champions.

Claudio Urciuolo

Claudio Urciuolo
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