Fuga per la vittoria? Prigionieri della sfortuna, i guerrieri azzurri imbrigliano, ingabbiano i rossoneri e portano a casa un bottino prezioso. A San Siro un mese fa la svolta negativa con l’Inter, un mese dopo si riprende il cammino con una autostima ed una fiducia che poteva essere intaccata da due sconfitte immeritate. Spalletti sempre più Spallettone è un regista di teatro che segue i tempi di gioco nell’evolversi dei momenti. I primi 15 minuti del Napoli sono stati di potenza anche su giocate ad ampio respiro; poi un quarto d’ora di sacrificio con la squadra che si è accorciata per difendere tenendo lontano Ibra dalla porta. Nell’ultimo quarto d’ora è tornato con qualità e con ordine a dettar legge.
Un secondo tempo per gestire con un Demme in evidente difficoltà che poteva far male al Napoli; e allora un Lobotka straripante che ha rimesso ordine, pur con Anguissa ancora non al cento per cento. Fino all’ultimo respiro, quando al 90° Kessiè sembra sciupare il capolavoro andato in onda a San Siro. Ma ci pensa Di Paolo a richiamare Massa che è costretto ad annullare. Ancora tanta sofferenza per poi realizzare “la fuga per la vittoria”. Chi ricorda quel film ancora vive quel pathos che si avvertiva in Milan-Napoli con 16 sfrontati che non hanno tirato la gamba, né hanno temuto di affrontare Ibra sempre più stizzito nel non riuscire nel suo intento.
Sempre più Spallettone che ha inventato un grande Lobotka, un grande Rrahmani, un grande Jesus, dando ampie spiegazioni del perché chiese al presidente di non vendere Petagna a poche ora dalla firma.
Nel Napoli mancano titolari che sul mercato hanno un valore da 70 milioni, manca il capitano e manca da sempre un sostituto di Mario Rui, ma a San Siro non se ne sono accorti: ha vinto una grande squadra contro una grande squadra. Agonismo, qualità, tattica e anche palloni buttati via senza pretese. Una grande partita di calcio che per il Napoli può rappresentare la svolta.