Contropiede Azzurro

Fuori Olanda e Portogallo, dentro Rep.Ceca e Belgio; le star non brillano ma si lotta

L’Olanda sconfitta da se stessa lascia alla Repubblica Ceca il pass per i quarti. Una sorpresa la sconfitta  degli Oranje che mancano il gol forse decisivo con Malen che salta in velocità due difensori, (anche con un fallo) ma non riesce a dribblare il portiere che gli ruba la sfera in uscita bassa; da lì, ribaltamento di fronte e De Ligh per un fallo di mano volontario merita il rosso e costringe l’Olanda a giocare in dieci dal 55°.

L’Olanda favorita come lo era l’Italia; l’Olanda a punteggio pieno dopo il suo girone, come l’Italia,  va a casa, mentre l’Italia è in viaggio per Monaco per disputare i quarti di finale con il Belgio che riesce ad avere la meglio sul Portogallo.  Nessuna stella ha brillato in questi ottavi già disputati: né De Ligt, né Lukaku, né Ronaldo. Soltanto Hazard ha confermato il suo grande talento, ma in generale l’agonismo prevale sulla qualità.

Eppure su Italia-Austria sono piovute tante critiche velenose, ma forse nessuno ricorda Italia-Germania, quella storica Italia-Germania del ’70 che resta negli annali solo per i tempi supplementari. Non è il caso di parlare di quella partita che resterà scolpita nella memoria, ma è  importante capire i momenti diversi in un torneo che mette tanta pressione. Le pagelle dei vari quotidiani sono stati piuttosto severi con gli azzurri, soprattutto con quelli che per 90 minuti hanno consentito di poter disputare i tempi supplementari. Voti bassi per Berardi, un’ombra, per Bonucci, poco attento, per Barella meno brillante del solito. Per Di Lorenzo voti discordanti tra il 5,5 e il 7, per Insigne tutti concordi per un 6 stentato così motivato da Stefano De Grandis: “Qualche buona idea ma non concretizzata nella maniera giusta, cercando il solito destro a giro, o fidandosi troppo poco del sinistro. Mancini però lo tiene in campo e lui ringrazia scovando Belotti per l’azione del 2-0.”

In generale una prestazione, quella di Insigne, poco brillante che non ha illuminato il gioco delle notti magiche. E alla vigilia della partita che valeva il passaggio verso i quarti di finale, il quotidiano Il Foglio, ha tentato di distruggere il capitano del Napoli scrivendo: “Un trentenne che non incide mai, che non ha mai inciso e dal quale ormai nessuno si aspetta più nulla, tanto che in quest’immediata vigilia di Italia- Austria di Insigne (l’unico numero 10 della storia delle grandi Nazionali italiane che non sia mai stato sottoposto a una logorante concorrenza interna) quasi non si parla, oscurato da Jorginho, da Bonucci, da Immobile, persino da Locatelli.)

Quasi un tiro al bersaglio verso un giocatore che avrebbe vinto anche uno scudetto se qualcuno non glielo avesse scippato. Un tiro al bersaglio facile facile perché si parla di un giocatore poco protetto nella sua stessa città; un tiro al bersaglio da parte di chi vede molti highlights, ovvero fatti o momenti salienti senza cogliere l’essenza del tutto. Anche in Nazionale è l’uomo che non si risparmia e torna quando serve; è l’uomo che serve il compagno smarcato;  è l’uomo che non becca il compagno (come Barella) che lo serve male con palla lunga; è l’uomo che fa gruppo con lo scherzo o la canzone. Poi, entra Chiesa a fine gara, fresco come una rosa di giugno e “spacca” la partita meritando un 8 in pagella perché ha fatto gol mangiandosene uno due minuti prima. Chiesa,  jolly per tutti i ruoli è un valore aggiunto per una panchina di valore. Purchè panchina. Il “tiraggiro” n.10  è un titolare almeno per Mancini osannato da tutti come un tecnico di grande valore. Avrà pure le sue ragioni, o no?