Gli azzurri verso la finale: la forza del gruppo
Diciamo la verità, l’Italia di Euro 2020 somiglia a quella di Spagna ’82 e a quella di Germania 2006, ma se in quei casi il gruppo si fortificò per schermarsi da critiche e problemi, l’Italia di Mancini è andata oltre. Quella di Bearzot rispose sul campo a chi ne contestava il gioco non proprio sfavillante, quella di Lippi seppe mantenere i nervi saldi nonostante Calciopoli. Questa volta invece, il comune denominatore è solo il gruppo, ovvero la forza di uno spogliatoio nel quale tutti si sentono protagonisti e remano verso lo stesso obiettivo, vincere l’Europeo.
Roberto Mancini ha creato, dunque, un’atmosfera in grado di sciogliere qualsiasi problematica, un microcosmo dove, magia delle magie, non esistono colori e può capitare di vedere (anche se a noi tifosi azzurri fa ancora un po’ di impressione) un Lorenzo Insigne baciato da un Leonardo Bonucci.
Sono lontani, insomma, i tempi della Nazionale di Ventura e delle liti con i senatori. Questo è un gruppo saldamente guidato dal CT, in cui, proprio come i moschettieri, sono tutti per uno e uno per tutti e dove non ci sono titolari fissi: ognuno lavora per un obiettivo comune. Una squadra forte e micidiale, non bella da vedersi ma tenace ed instancabile che, piano piano e passo dopo passo, è arrivata fino alla finale.




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