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Gli sfoghi di Rino Gattuso e il silenzio di oggi

Per chi ha la memoria corta:

Sto prendendo schiaffi a destra e a manca, sembra che siamo penultimi, è difficile. Siccome si smanetta tanto ai giocatori rimane. Io non leggo nulla, non voglio farmi del male da solo. Devo lavorare, magari perdo con Atalanta e Genoa e sono di nuovo in discussione. Ma ci vuole serietà. Questa ‘tarantella’ è iniziata da un mese: offese, la pescheria, dove tra l’altro ci vuole classe per andare a mangiare. Dicono che sono maleducato, che sto morendo e non posso allenare, che sono incapace… E’ anomalo. Se qualche tifoso da tastiera col lockdown sta per ore a scrivere non è un mio problema. Sono uscite parole pesanti da gente che lavora da tanti anni qua e non posso accettarlo”.

Infine sul proprio rinnovo: “Il rinnovo? Io non sono legato ai contratti, sono legato alle mie emozioni, se poi sbaglio io o De Laurentiis non lo so. Adesso non ne parliamo più”

Era lo sfogo di un allenatore che si sentiva messo in discussione, e non era la prima volta nella sua carriera. Rino Gattuso protetto dalla stampa nordica è diventata una vittima perfetta di un ambiente ostile e di un presidente padrone. Questo il messaggio manovrato che si è voluto far passare. E De Laurentiis, con il silenzio stampa, odioso finchè si vuole, ha protetto la sua impresa Napoli. Che cosa avrebbe detto Gattuso in conferenza stampa dopo Napoli-Verona? Chi sarebbe stato colpito dai suoi strali?

E questo è il passato: ma dal 23 maggio, dal tweet di Aurelio De Laurentiis che sembrava dicesse “statte bbuono e arrivederci”, Gennaro Gattuso non ha parlato più. Perché non ha spiegato? Perché non ha attaccato? Che cosa è successo a Firenze? Che cosa è successo a Londra?

Ogni allenatore, dopo una sconfitta, sa di dover subire un mini-processo che sarà rimosso alla partita successiva, ma per Gattuso le cose hanno preso una piega diversa ora perché quando inizia una bufera, mai si può sapere come si placherà. In discussione sono emersi ora precedenti messi sotto il tappeto come le mani al collo di Joe Jordan, la tolleranza al razzismo, l’intolleranza a unioni di persone dello stesso sesso. Diventa difficile applaudire e comprendere sempre l’uomo sanguigno, come sinonimo di correttezza incompresa. Così ora che dal Tottenham sono venute le ragioni del rifiuto, tutto comincia ad assumere una collocaione diversa. Chi ingaggerà Gattuso alla guida di una squadra, sarà più informato sull’uomo e sul tecnico.

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