IL BILANCIO DEL NAPOLI

Aurelio De Laurentiis, il suo Napoli è una realtà del calcio internazionale

Dopo otto anni la società dichiara una perdita d’esercizio ma il valore della rosa è cresciuto ed è secondo solo a quello della Juventus. La squadra è stata rinforzata ed a gennaio qualcosa si farà per renderla ancora più competitiva

callejon-azione-napoli-luglio-2015-ifaNon si aspettava altro. La notizia che dopo otto anni il Napoli chiude un bilancio in perdita è finita in prima pagina ed è stata riportata praticamente da tutti.

Le spiegazioni sulle plusvalenze, sui mancati introiti della Champions e sull’aumento del monte ingaggi hanno fatto da corredo alla notizia.

Una vera disamina, però, a nessuno è passato per la testa di tentarla.

Andando con ordine vale prima di tutto la pena ricordare, è stato fatto in parte dalla “rosea”, che De Laurentiis aveva già dichiarato a giugno che il bilancio del Napoli sarebbe stato per la prima volta negativo ma aveva anche aggiunto che la perdita sarebbe stata ripianata con le riserve accumulate in questi anni e che non ci sarebbe stato il ridimensionamento che alcuni, sorridendo, paventavano.

Il presidente anzi aveva rilanciato, anticipando che la squadra sarebbe stata rinforzata, cosa che si è puntualmente verificata, e che i giocatori più richiesti sarebbero rimasti in azzurro. La perdita dichiarata a bilancio poteva non esserci anche solo cedendo Callejon, che aveva richieste e che qualcuno dava in partenza perché considerato un seguace di Benitez.

Sarri, invece, ha saputo trattenere lo spagnolo ricaricandolo di entusiasmo e convinzione, al di là dell’attuale astinenza dal gol in campionato che verrà colmata quanto prima.

Il secondo punto, che poi si riallaccia al primo e che nessuno considera in questo momento, è il reale valore della rosa del Napoli. In pochi mesi c’è stata una rivalutazione dal più piccolo al più grande che ha portato il valore complessivo a circa 280 mln di euro. Il Napoli in questa particolare classifica è secondo solo alla Juventus che in estate ha investito, al netto delle cessioni, almeno 60 milioni.

Ed allora che notizia è? Forse sarebbe stato giusto dire che nonostante il disastroso finale dell’ultimo campionato il Napoli è una società solida, che vive solo delle sue risorse e del suo marketing senza nessun zio Paperone pronto a ripianare debiti e cattivi investimenti.

Forse tutto questo è difficile da mandar giù, ma è la realtà. Al Napoli, che negli ultimi anni ha saputo scrivere il suo nome nell’albo d’oro di Coppa Italia e Supercoppa italiana, manca solo di entrare in un altro paio di questi elenchi per coronare un programma nato dalle ceneri di una società ripartita addirittura dalla serie C. Si lavora per questo in campo e dietro la scrivania.

Giovanni Gaudiano

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

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