Il calcio che vogliamo, il calcio che sogniamo

Fanno sempre rumore le parole di Aurelio De Laurentiis che dice quel che tutti pensano o già sanno. Al Forum “Il calcio che vogliamo” organizzato dal Corriere dello Sport”, De Laurentiis ha partecipato insieme con Giovanni Malagò, Roberto Mancini, Gabriele Gravina, Gaetano Miccichè, Andrea Abodi, Claudio Lotito, Mauro Balata, Marcello Nicchi, Nicola Rizzoli, giornalisti di Sky del Tgcom e del Tg5: tutti quelli che contano e che potrebbero mutare il percorso del calcio italiano che vive da qualche anno una crisi profonda anche perché manca una dimensione imprenditoriale, come ha dichiarato Gabriele Gravina, presidente della Figc: “Il mondo del calcio vive una criticità e ha bisogno di regole per un nuovo cambiamento come potrebbe essere l’introduzione dei playoff e playout in serie A.” Il Presidente Lega Miccichè, ritiene che il tema più importante sia la composizione dei ricavi basati sui diritti tv mentre prima era sui biglietti. Per Giovanni Malagò, presidente Coni, la madre di tutte le battaglie parte dagli stadi che in Italia non ci sono; addirittura il Meazza già non ha i parametri che soddisfano l’UEFA, l’Allianz è scarsamente capiente e resta soltanto il Comunale di Torino per il match dell’Europeo 2020.
E al problema stadi si è agganciato De Laurentiis :”Il problema vero è che il calcio è in mano alla malavita ma non il club, il calcio. La malavita domina nei nostri impianti, gli stadi sono i loro negozi. Se non riporteremo le famiglie allo stadio sarà un problema. Bisogna combattere la pirateria: il Governo è assente, ci sono alcuni che saranno interessati alla pirateria stessa e per questi non vengono fatte leggi apposite”. E nell’edizione odierna del Mattino, si torna sulla questione droga allo stadio: “Anni fa – si legge – ci fu qualche «gola profonda», all’interno delle sigle del tifo organizzato, che parlò anche di spaccio: e cioè di cessione di bustine di hashish e marijuana, ma anche di «pallini» di coca vendute peraltro a buon mercato, un po’ come avveniva nelle peggiori piazze di spaccio delle Vele di Scampia: 25 euro a dose. Eppure l’indiscrezione non è stata accompagnata mai da alcun riscontro investigativo e tanto meno giudiziario. E però è un fatto che la droga riesce a entrare tranquillamente nello stadio di Fuorigrotta. E che, spesso, costa ormai anche meno di un biglietto di curva. Come è vero che all’interno di alcune sigle storiche della galassia ultrà vi siano personaggi poco raccomandabili e riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata cittadina. Fino a qualche anno fa in questa cerchia opaca gravitava quel Gennaro De Tommaso, detto Genny a carogna, che solo un mese e mezzo fa ha deciso di collaborare con la giustizia”.
Diana Miraglia

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Giornalista

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