Il gioco, il pubblico ed il limite del grande Napoli

Il Napoli ed il suo gioco. Il Napoli ed il suo pubblico. Il Napoli è un piccolo limite da cancellare.

La serata di Champions ha dettato conferme ed ha aperto orizzonti.

Sulla squadra azzurra piovono i complimenti, sentiti o no, ma sono giusti e quindi va bene così. Qualcuno parla a denti stretti. Venti reti in otto partite, avendo ceduto il capocannoniere-recordman dello scorso campionato: nessuno li avrebbe accreditati alla squadra azzurra.

Eppure per la qualità del gioco, per la pulizia delle trame e per l’identità del gioco sarriano forse sono pure pochi.

E’ una squadra, quella azzurra, che si è stretta attorno al suo capitano ma che ha già fatto vedere di avere alternative importanti in tutti i ruoli e qualcuno ancora non ha messo piede in campo.

La vittoria con il Benfica, squadra ostica, battuta anche sul piano del palleggio e del possesso palla (55% quello del Napoli), dimostra una consapevolezza nei propri mezzi che, se accoppiata ad una maggiore freddezza, può dare grande soddisfazioni al pubblico partenopeo.

Già il pubblico. Circa 42.000 i paganti ma chi ha un po’ dimestichezza del San Paolo sa che ieri sera c’erano attorno ai 50.000 spettatori, presenti grazie ad entrate di favore ed infiltrazioni che neanche i tornelli sono riusciti a limitare.

Gli spettatori, comunque, a qualunque titolo presenti hanno fatto la loro parte. Il pubblico di Napoli non è nuovo all’urlo “Champions”, ma tutte le tv hanno trattato la cosa come straordinaria, incredibile, eccezionale.

Sono le aggettivazioni di chi non conosce la passione dei napoletani per la propria squadra, che nel bene e nel male rappresenta l’anima di questa città.

Con la Roma, nella prossima gara in casa, ci sarà il pienone e qualche altro buontempone si meraviglierà di un calore, di una passione che non conosce uguali.

Nikola Maksimovic entra a freddo e gioca un'ottima partita
Nikola Maksimovic entra a freddo e gioca un’ottima partita

Il Napoli ha vinto nella sua storia meno di quello che avrebbe meritato; l’ambiente, il pubblico è campione del mondo quasi sempre.

Il limite da cancellare è quell’aspetto leggermente edonistico, quella tentazione di pensare che l’avversario sia oramai alle corde che fa abbassare il livello di guardia e conseguentemente la concentrazione.

E’ bene che sia accaduto ieri sera perché non ha procurato danni, ma già a Bergamo i giramenti, come li ha chiamati Sarri, devono essere presenti dal primo minuto di gioco all’ultimo secondo del recupero.

L’infortunio di Albiol ha concesso la vetrina a Maksimovic che ha risposto bene, molto bene: è stato l’azzurro con la percentuale più alta (95,4%) di passaggi riusciti. Poi c’è stato qualche minuto per Giaccherini che ha mostrato di essere pronto. Chi stenta è ancora Insigne ma tutti lo aspettano. Jorginho forse è un poco stanco, ma incombe la sosta che potrebbe significare per qualcuno tirare un poco il fiato.

Adesso ci si rituffa in campionato senza calcoli né esitazioni, ci sarà forse qualche avvicendamento, ma questo spetta a Sarri stabilirlo, ne ha facoltà!

Giovanni Gaudiano   

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

2 Commenti

    • Il dato ufficiale diffuso dalla società parla di 41.281 paganti. Personalmente ho superato i sessanta e non ricordo una partita al San Paolo dove il numero degli spettatori fosse in realtà quello comunicato, nel senso che tra “portoghesi”, non quelli del Benfica, entrate di favore, biglietti distribuiti dagli sponsor, etc sugli spalti c’era molta più gente. Per quanto riguarda De Laurentiis si cerca di essere sempre razionali nel giudicare le sue azioni ed abbassare il costo dei biglietti per la gara con la Roma è almeno una piccola e silenziosa marcia indietro da valorizzare perché il presidente possa capire che forse gli conviene essere un po’ più disponibile.

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