“Il Napoli aveva il destino nelle sue mani”: sicuri?
“Il Napoli aveva il destino nelle sue mani”; “che cosa è successo prima della partita”: dopo dieci giorni tutti i riflettori ancora su quell’infame partita giocata o non giocata malissimo col Verona, convinti – tutti – che il Napoli abbia buttato nel cestino un’occasione servita su un vassoio d’argento. Almeno fosse entrato al 94° il tiro di Petagna che si è stampato sul palo, invece “Vietato entrare.”
Poi dopo dieci giorni riesplode il caso Pjanic-Orsato, si dischiude appena l’armadio pieno di scheletri e riaffora la rabbia documentata di un furto che continua da anni e anni. Un paio d’anni fa un intero dossier fu regolarmente inviato alla FIFA con accurata documentazione sulle irregolarità di molte partite; ogni anno si stila l’elenco delle partite che non sono state vinte perché alcune interpretazioni arbitrali sono diverse da altre. E si arriva alla fine di un campionato folle con un recupero sprint degli azzurri che per vincere devono farlo di goleada. Con il Cagliari però non è bastato un secondo gol, mentre per uno dei soliti tuffi di Cuadrado, è intervenuto in soccorso un gol in prestito: dal dischetto. Un gol, quanto costa?
Il destino nelle proprie mani?
Eppure il mondo del calcio è ricchissimo di osservatori di giustizia, dalla squadra arbitrale che comprende il VAR, alla giustizia sportiva secondo i vari gradi: poi dopo due anni arrivano le IENE e si fa luce. Tutto è prescritto e si può ricominciare.




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