Il Napoli ha bisogno di una scintilla che illumini nuovamente il cammino, ma anche dei rigori che non vengono fischiati.

Fioccano le critiche e le analisi dopo la deludente prova degli azzurri a Torino. “Sfasteriato” e svogliato, il Napoli ha mostrato i suoi limiti ‘propri’ del suo DNA nel non saper dare continuità alle prestazioni. Anche nell’anno del primo scudetto, il Napoli di Maradona collezionò ben 12 pareggi di cui 6 in casa (Atalanta, Verona, Samp, Roma e Fiorentina); poi l’èra Mazzarri e quella di Benitez con 12 punti in Champions; e ancora nel ciclo Sarri, quando si veleggiava con il possesso palla, il Napoli perse i sei punti che le avrebbero consentito di festeggiare lo scudetto con l’Atalanta: a Bergamo con l’esperimento Milik-Gabbiadini ed un disordine tattico memorabile; a seguire la sconfitta interna con la Roma. Era ottobre 2016, ovvero il secondo anno di Sarri in panchina. Nell’ultimo anno, ancora un black out sia depositando in albergo i tre punti ma  è bene ricordare anche la sconfitta contro la Roma dopo la vittoria della Juve con la Lazio a tempo scaduto. Manca il cinismo a questa squadra e, se nei primi minuti della gara contro il Torino fosse venuto il gol, avremmo forse visto un altro Napoli che ritrovava gioco e geometrie. Ma è giusto che si analizzi il momento negativo anche se con troppa superficialità si sorvola sul rigore negato a Ghoulam quasi fosse un surplus. Petrachi ha inventato una conferenza Sky per dire che il gol di Kalinic era regolare: “Ci hanno scippato la partita”, e il Napoli tace perchè ha giocato male. I punti si fanno con i gol, comunque arrivino, e quest’anno, secondo le nuove regole, già moltissimi rigori sono stati concessi burocraticamente. Dunque il Napoli ha bisogno di una scintilla che riaccenda il cammino ma secondo Antonio Corbo, ne “Il graffio” si è giunti già a capolinea: “Il pari d i Torino è una lettera di dimissioni dalla lotta per lo scudetto, che vadano avanti Inter e Juve, per il Napoli bisogna attendere altro giro e altra corsa, penosa conclusione dopo solo sette partite ed una estate che ancora una volta la società ha condotto secondo un pirotecnico rituale”.   Anche Fabio Tarantino su Tuttonapoli, scrive:” Questa squadra, per tornare ad esaltarsi, ha bisogno di indicazioni tattiche e non (solo) psicologiche, Come gioca il Napoli? Quali sono le certezze? Quali i punti deboli sui quali lavorare? Nessuna risposta può essere certa. Si naviga a vista, si vive alla giornata.”
Hanno tutti ragione, ma sembra eccessivo parlare di dimissioni dalla lotta per lo scudetto e di mancanza di indicazioni tattiche. Il Napoli al termine della sesta giornata di campionato era a -6 dalla vetta; oggi è sempre a -6 dalla vetta: le analisi tattiche spettano ad un tecnico di grande esperienza; la tenuta atletica spetta al nuovo staff medico; ai tifosi partenopei spetta capire che la svogliatezza è spesso conseguenza di scoraggiamento, avvilimento.

Diana Miraglia

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