Il Napoli si prepara a Castelvolturno, il San Paolo è un cantiere mentre De Laurentiis raggranella un po’ di spiccioli

Ora si è tutti più tranquilli. Nando Orsi, portiere per oltre dieci anni della Lazio per chi non dovesse ricordarlo, prossima avversaria degli azzurri, ha dichiarato che al Napoli non serve il portiere ma una punta.

Ed ha anche detto che Ochoa e Karnezis bastano, forse prevedendo l’arrivo del messicano che negli ultimi giorni è sembrato invece improbabile.

Potenza del mezzo mediatico. Si parla, si straparla, si dicono sonore sciocchezze senza che nessuno ti contraddica; però ti viene affibbiata l’etichetta dell’esperto ed allora tutto ti è concesso.

De Laurentiis aveva detto che qualcosa sarebbe potuto cambiare dopo il 12, cioè dopo l’ultima amichevole internazionale, ed ha mantenuto la parola: sta sfoltendo la rosa!

Dal dibattito quotidiano dei social e delle tv, delle radio e dei giornali vengono fuori tante buone idee, tante dignitose prese di posizione ma anche, sarebbe giusto aggiungere purtroppo, tanti contrasti.

La querelle tra tifosi, addetti ai lavori etc c’è sempre stata ed è giusto che perduri ma se si analizzano con attenzione le cose dette, i concetti espressi, sarà facile trovare un minimo comun denominatore: la passione sconfinata per questa squadra, per questa maglia (a proposito si può definire, edulcorando il concetto, bruttina la terza casacca di questa stagione) e per questa città.

Se c’è qualcuno che fa finta di non capirlo sta sbagliando: i napoletani non sono fessi perché corrono dappertutto per seguire il loro Napoli, i napoletani sono la crema del tifoso nazionale e forse europeo, avvicinabili solo ad alcune storiche tifoserie britanniche.

I primi punti sui quali bisognerebbe, invece, ragionare seriamente a quattro giorni dall’inizio del campionato potrebbero essere i seguenti: 1) la questione dello stadio San Paolo rasenta il vergognoso, c’è ovviamente anche la mano del Comune di Napoli; 2) il nuovo tecnico del Napoli è un uomo internazionalmente riconosciuto come capace ma ha potuto svolgere il suo lavoro in società organizzate, dove il programma veniva stilato e poi portato avanti con acume; 3) l’avventura pugliese del presidente è certamente meritoria dal punto di vista imprenditoriale e commerciale ma c’è da chiedersi quanto distoglierà De Laurentiis dalla cura della squadra azzurra o forse è stato un modo per avere a disposizione uno stadio di riserva?; 4) la rosa azzurra è importante ma anche in campo come in società non pare ci siano quei leader carismatici necessari per competere a grande livello; 5) la comunicazione, dopo l’organizzazione, non ha assunto in questi anni la fisionomia tale da gestire una società che occupa il posto numero 15 nel ranking Uefa.

Ci si ferma qui ma ci sarebbe altro da appuntare. Ora per il 18 agosto non ci resta che tornare alle antiche tradizioni e seppur con un mese ed un giorno d’anticipo si pregherà a San Gennaro per evitare di portare a casa qualche brutta scoppola ed invertire la tendenza in campo, dimostrando una volta di più che le idee contano più della moneta, quella che piace a De Laurentiis per mostrare il cammello.

Giovanni Gaudiano

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

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