Il paradigma di Arbasino per spiegare i complimenti di Sacchi e le difficoltà di Sarri

Lo scrittore, saggista, giornalista e politico Alberto Arbasino

A cavallo della sosta per le nazionali di ottobre si è visto il più brutto Napoli dell’epoca Sarri.

E’ un dato di fatto certificato anche dalle parole del tecnico, che ha cercato di trovare qualcosa di buono nel primo tempo giocato contro la Roma che di certo non ha entusiasmato nessuno.

Oggi appare difficile dare, a questa fase evidentemente poco brillante, una sola motivazione.

Per non esagerare e per non allargare troppo il discorso, è giusto partire dall’idea di gioco che il tecnico ha mostrato nella sua carriera.

L’Italia degli opinionisti, con in testa il santone Sacchi, sin dallo scorso campionato ha etichettato il tecnico azzurro come quello tra tutti che fa giocare meglio la propria squadra.

Le tante prestazioni convincenti degli azzurri, supportate dalla facilità di Higuain di andare in gol nella stagione scorsa, hanno fatto il resto.

L’osservazione che oggi viene fuori dalle prime dieci gare ufficiali della stagione è semplice: il gioco del Napoli è oramai noto a tutti. Basta, quindi, che alcuni giocatori funzionali a tale gioco non siano al 100% della loro forma perché il Napoli, senza un estemporaneo risolutore, sia prevedibile, marcabile, annullabile.

Questa tesi è dimostrata dal cammino mostrato sin qui in Champions, dove gli avversari non conoscono approfonditamente il Napoli di Sarri.

Ora, come ha detto il tecnico, il momento è duro perché, ahimé, per lui non sarà facile cambiare pelle alla sua squadra, non sarà facile riportare al massimo della forma in pochi giorni quei giocatori apparsi un po’ spenti e soprattutto non sarà facile per il tecnico adattare le sue convinzioni ad uno stato di necessità.

E’ un limite, forse insormontabile, che Sarri dovrà risolvere o con il quale dovrà convivere in attesa che possa tornare a sua disposizione una vera punta centrale che oggi nell’organico del Napoli non c’è.

Questo non significa che l’allenatore non sia all’altezza del compito, ma che per lui vale, come per tutti, il famoso paradigma di Alberto Arbasino: “brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro”.

Il tecnico di Fusignano Arrigo Sacchi che oggi è un attivo opinionista televisivo
Il tecnico di Fusignano Arrigo Sacchi che oggi è un attivo opinionista televisivo

Arrigo Sacchi occupa, per raggiunti limiti di età, il terzo stadio di questa esternazione letteraria perché fuori dai giochi, ma è stato per lungo tempo un assiduo frequentatore dello stadio intermedio, tutti ricordano che ha vinto un solo scudetto, quello lasciatogli generosamente dal Napoli di Maradona.

Per Sarri ci si augura di poterlo annoverare sin da subito nella terza fase, bypassando la seconda, oggi che è in servizio e non quando andrà in pensione per il suo bene e per le fortune del Napoli, che non è una squadra in condizione di subire la sconfitta di sabato, nata non in campo dopo le 15.00 di sabato, ma molto prima.

Giovanni Gaudiano

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

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