Insigne, modulo e scugnizzi: è iniziata l’era Spalletti
Tranquillità, ma anche tanta grinta e voglia di ricominciare. Queste le emozioni trasmesse dal neo allenatore del Napoli Luciano Spalletti nel corso della sua prima conferenza stampa. Metà stratega e metà guru, l’allenatore di Certaldo è una vecchia volpe non solo della panchina, ma anche davanti ai microfoni, ed ha regalato qualche indizio interessante sul Napoli che verrà, al di là delle solite battute di rito.
In primis, da segnalare l’elogio e l’attaccamento alla Città di Napoli, città “di San Gennaro e di miracoli”, ultima tappa di un ideale “tour dell’anima” dopo Roma (città eterna) e San Pietroburgo. Spalletti vuole un gruppo orgoglioso di giocare nel Napoli (“Chi viene qui deve essere bello motivato perché gioca nel Napoli e perché bisogna vincere le partite”) e centrato sulla sfacciataggine, la voglia di dimostrare il proprio valore. Una squadra di scugnizzi. Ecco perché un perno del progetto tecnico sarà Insigne – Spalletti lo ha già sentito telefonicamente, così come Di Lorenzo.
Per quanto riguarda il modulo, ci sarà un parziale ritorno al passato. “Il modulo base è il 4-2-3-1“, annuncia Spalletti ai cronisti. Ma sono soltanto numeri, perché “poi se si parla di calcio attuale si nota che la differenza la fanno i giocatori di qualità. Con il possesso palla poi questo modulo si modella…”. Più spazio alle individualità da Koulibaly a Fabian, da Insigne a Lozano. Anche in porta, la concorrenza tra due “grandi portieri” è solo un bene: “Ci sarà bisogno di gestire molte partite, di gestire gli stress momentanei della partita, quindi servono 20 calciatori forti più 3 portieri. Avere due portieri di questo livello è un grande vantaggio”. Tutti promossi, quindi: ma si sa, adesso è il “tempo di Giuntoli“.
Idee chiare, obiettivi già fissati (Europa League inclusa), una Champions come obiettivo minimo. Luciano Spalletti si è già preso il Napoli.




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