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L’ira di Conte e riflettori sul caos arbitri

Ma Antonio Conte ha perso le staffe per rabbia o per accendere i riflettori sul caos che regna sovrano sulla classe arbitrale? E Michele Criscitiello sempre protagonista per eccessi ha colto l’occasione per puntare un Kalashnikov sui fischietti?

“Qui la colpa è di una classe arbitrale scarsa, di Doveri che dovrebbe essere il più bravo invece deve solo smettere di arbitrare e di un designatore che dice tutto e il contrario di tutto in base agli eventi e alle settimane. Se fate una ricerca su quello che pensa Rocchi dei pestoni sui piedi è imbarazzante. Quello di Milano non è mai rigore. E non deve esserlo mai. A favore di Milan, Inter, Juve, Sassuolo o Pisa. Quelli non sono rigori. Punto. Stop. Cinema finito. Non parlateci di regolamento e non fate finte lezioni dell’AIA”.

E intanto, ieri alle 11,30 è iniziato il Processo al presidente dell’Aia, Antonio Zappi  davanti al Tribunale Federale Nazionale, presieduto da Carlo Sica. Al centro dell’indagine le contestazioni della Procura Figc, che lo ha deferito assieme al componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi, per le presunte pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, in particolare su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi che – secondo l’accusa – sarebbero stati spinti alle dimissioni per poi essere sostituiti da Daniele Orsato e Stefano Braschi.

In questo clima non certo disteso, il designatore Gianluca Rocchi cerca un equilibrio che tenti di non scontentare il potentato: assolve chi ha deciso il risultato di Napoli-Verona, mentre punisce chi ha diretto Lazio-Fiorentina. Così, alla carlona con il regolamento alla mano che, secondo il momento, cambia e si modella come il pongo. Il rigore concesso all’Inter è stato definito come “codificato”, mentre proprio Rocchi aveva detto che lo Step on foot, non è regola rigida: non tutti sono rigore;  non tutti i contatti piede su piede devono diventare rigore. Che serietà è questa?

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