LA FAVOLA DEL CAMPIONATO

Come ha detto Sarri a Dimaro, il calcio è soprattutto divertimento. Ed è in quest’ottica che va letta questa favola breve, costruita intorno ai nomi di noti calciatori e giornalisti sportivi.

favola_BIS“Era il mese di MAGGIO e nel cielo CHIARIELLO si stagliavano le sagome bianche di GABBIADINI festanti.  La stupenda VALDIFIORI, al centro della quale sorgeva lo stadio che stava per ospitare il campionato di serie A, era piena di alberi di MELE e di PISTOCCHI. Tutto era pronto per il grande evento e nel cielo volteggiavano gli AQUILANI con le effigi delle squadre. Dal lago poco distante si ascoltava il gracchiare insistente di una vivace RANOCCHIA intimorita dal FEDELE pastore tedesco di un pecoraro che passeggiava PJANIC tra i campi. Più in là, alcuni bimbi PICCININI giocavano sulla riva con il secchiello e la PALETTA, mentre un altro, un po’ più CRISCITIELLO, si divertiva nel far rotolare una BIGLIA lungo la discesa che conduceva ai BAGNI comunali. Dal campanile del convento, che apriva le sue porte una volta ALLAN, si sentiva il rintocco di una campana con cui l’ABATE augurava BONAVENTURA ai partecipanti, mentre dal PALACIO del sindaco sventolava uno striscione con la figura del SANTON patrono del paese che offriva un bel MAZZOCCHI di fiori alla santa REINA.
I tifosi azzurri arrivavano a frotte sventolando le bandiere con l’immagine del giocatore più VENERATO di sempre. Gli juventini, insultavano i romani al grido di BUFFON, BUFFON ed esortavano quelli azzurri a lavarsi con il bagnoschiuma VIDAL. Questi ultimi, dimostrando di avere DEL GENIO rispondevano a TONI canticchiando “Dove sta ZAZA”, sapendo che il giocatore era infortunato dal mese DI MARZIO al CALCAGNO DESTRO.
A calmare i tifosi e tentare di farli stare BONUCCI ci pensò uno STRINIC personaggio, tal MARCHISIO da NAGATOMO, arrivato allo stadio con il suo ITURBE 3000. «JUAN JESUS… Adesso BASTA !» urlò rivolgendosi alle varie tifoserie che, intimorite dalle PAROLO del nobile, si fecero da PARDO. Il MARCHISIO, appurato che gli animi si erano calmati, si rivolse al suo GENTILETTI maggiordomo e lo pregò di aprire le casse di vino che aveva portato. In un attimo i bicchieri furono riempiti DE ROSSI e tutti brindarono al grido ALVINO… ALVINO!
Così, in MENEZ di un minuto, tutto fu risolto e finalmente il campionato poté avere inizio. E naturalmente vissero TOTTI felici e contenti…”

Roberto Rey

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